Ora, ritrovandosi d'improvviso in quell'ambiente in cui il trauma psichico lo aveva tolto la favella, non poteva darsi — Luisa quasi non osava formulare nel suo pensiero la folle speranza — non poteva darsi che Mirella sarebbe d'un tratto guarita? Casi simili se ne erano pur dati. Luisa ricordava d'aver sentito dire — o forse l'aveva letto? — di persone dementi che ritrovavano subitamente la ragione, di persone mute che ritrovavano la favella sotto la scossa morale di qualche grande emozione.
Col cuore in tumulto ella affrettò il passo per le silenziose vie.
Frattanto, nella Ruelle de la Bise, l'uomo che Luisa aveva scorto proseguiva zoppicante per la sua strada. Uscendo dal vicolo egli volse a [pg!310] destra e si trovò di fronte alla casa del dottor Brandès.
Si fermò di botto e guardò su. Le finestre erano aperte, tutte aperte alla fresca aria vespertina. A quella vista un fiero palpito di gioia gli scosse il cuore. La casa era dunque abitata. Da chi? Da chi? Erano tornate le esule? Erano tornate sane e salve a Bomal? Claudio aveva pur scritto che erano partite dall'Inghilterra per tornarsene in patria.... Erano dunque qui — qui a due passi da lui?
Un brivido di gioia scosse Florian Audet.
Era stata questa speranza che gli aveva ispirato il coraggio di tentare un'impresa quasi impossibile — la fuga dall'ospedale di Liegi traverso il paese invaso. Era il pensiero di rivedere Chérie che lo aveva sorretto in quel viaggio temerario traverso tante miglia di terreno battuto dalle pattuglie tedesche. Quando per la prima volta in quell'ospedale, dove tutti parevano ancora incerti se trattarlo da ammalato o da prigioniero, gli era balenata l'idea della fuga, egli l'aveva scacciata da sè, dicendosi che era una follia del suo cervello indebolito. Ma sempre la visione di Chérie pareva invocarlo; ella gli era al fianco, fantasma incalzante, quando nel cuor della notte colle mani lacere e sanguinanti egli [pg!311] lavorò ad allentare e sciogliere le maglie del reticolato che sorgeva intorno all'infermeria; la bianca sua mano lo aveva guidato per monti e valli, la sua voce soave lo aveva confortato nelle lunghe giornate senza cibo, nelle lunghe notti di veglia; lo aveva incalzato a celarsi nei boschi, ad accovacciarsi nei fossati, a traversare a nuoto i fiumi, a scavalcare muraglie e roccie, a vincere perigli d'ogni sorta, ad affrontare mille morti per arrivare a lei.
Ed ora ella forse era là! Là in quella casa davanti a lui — a portata della sua voce, in vista de' suoi occhi! Là, dietro quelle gaie finestre aperte!...
Florian ricordò come in quella sera fatale, non anco un anno fa — ah, come la Morte e la Devastazione erano passate sul mondo in quel frattempo! — egli era venuto a galoppo per queste vie tranquille ed aveva veduto, come ora, le finestre spalancate alla blanda aria serale. Come allora, gli parve di udire un coro di chiare voci che cantavano:
«Sur le pont
«D'Avignon
«On y danse
«On y danse....»
[pg!312] Dette una rapida occhiata in giro, poi alzando il capo, fischiò sommesso il ben noto motivo.