«Ricordatevi,» gridò ancora Florian a Luisa, «ricordatevi — dovete partire domattina all'alba! Domattina all'alba!» E ancora mentre parlava, quell'indicibile brivido lo riprese. Era forse un presagio di ciò che l'indomani avrebbe recato? Era forse una visione di ciò che la tragica e sanguinosa aurora teneva in serbo per coloro ch'egli lasciava, sole nella loro indifesa bellezza e gioventù?...
Spronò il cavallo e partì.
Giunto in fondo alla strada egli si girò in sella un'ultima volta a riguardare la casa; vide che Chérie era corsa fuori sulla terrazza e stava lì, ritta e bianca come un giglio nella luce lunare.
[pg!62] Egli levò in alto la mano in segno di saluto. Poi si volse e partì al galoppo.
Via! — via nella notte, via verso i tonanti cannoni di Liegi e i sanguinanti campi di Visé! Via, portando con sè quella visione di candida e delicata bellezza.
E ripensò che non le aveva detto una parola d'amore, nè le sue labbra avevano osato toccare quelle di lei. No; la sua purità eterea lo aveva intimidito; il nimbo della sua virginale giovinezza era intorno a lei come un'armatura di neve....
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Così — così egli la lasciò: pura, fragile e dolce, bianca come un giglio, veduto in un giardino sotto la luce lunare...
Così — così egli la lasciò.
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