Allora le tre creature spaurite si avviticchiarono [pg!95] più strette l'una all'altra e susurrarono colle pallide labbra: «All'alba!... All'alba, andranno via!...»

Ma l'alba — ahimè! — era lontana ancora.

A un dato momento il capitano Fischer sbadigliando disse ch'era tempo di andare a dormire; ma gli altri protestarono con alte voci bestemmiando e dicendogli che era un vecchio gufo. Fischer allora spiegò molto verbosamente che la disciplina militare non li autorizzava a chiamarlo un vecchio gufo. E chiamò anche Luisa a testimonio che lo avevano chiamato un vecchio gufo...

Ma in mezzo al suo discorso Feldmann si mise a cantare a squarciagola: «Gaudeamus igitur», e poichè il capitano non riusciva più a sentirsi parlare, finì col cantare anche lui.

«Su, tortorella, su!» esclamò Von Wedel avvicinandosi con grandi passi barcollanti a Chérie e reggendo due bicchieri colmi di champagne nelle mani. «Brüderschaft trinken! Devi bere alla fratellanza con noi.»

E le spinse in mano uno dei bicchieri, rovesciandole il biondo vino per tutta la veste.

«Così,» — la tenne ritta di fronte a lui — «Ora prendimi a braccetto, là, in faccia a me!» — infilò il suo braccio sinistro sotto il braccio sinistro di lei, ed alzò il bicchiere nella destra.

[pg!96] Chérie si svincolò ansando e si rifugiò dietro Luisa. Ma l'uomo la riafferrò brutalmente per il braccio.

«Obbedienza!» ruggì stralunando gli occhi torvi. «Adesso canterò: «Lebe, liebe, trinke, schwärme — e tu sta attenta. Quando arrivo alle parole «froh mit mir» devi battere tre volte il tuo bicchiere contro il mio. Hai capito?»

«Lasciatemi! ve ne prego! Ve ne prego!» pianse Chérie.