Appena sbarcati in Inghilterra avevano appreso ch'erano degli eroi. Erano stati acclamati, insieme ai loro compatrioti, quali salvatori d'Europa. Con stupore non disgiunto da compiacenza avevano ascoltato i discorsi pronunziati in loro onore, nei quali si assicurava che la riconoscenza [pg!116] del mondo intero non avrebbe mai ripagato il debito che la civiltà aveva contratto verso di loro.

Non c'era quindi da stupirsi se questi profughi — come molti altri — accettavano come di diritto e colla massima naturalezza tutto ciò che veniva loro offerto.

Mangiavano tutto il giorno — e nella notte tenevano accanto al letto dei biscotti che all'indomani buttavano via. Esigevano burro e marmellata a tutti i pasti; mettevano zucchero nel vino e acqua di fior d'arancio nel latte; si lagnavano assai che il caffè non era buono.

Se faceva freddo si mettevano sulle spalle il mantello di lontra di Lady Mulholland e le sciarpe di seta di Kitty. Parlavano poco, e sempre a bassa voce tra di loro.

Passavano gran parte della giornata nel salotto, sdraiati in poltrona a sfogliare le riviste illustrate. Scrivevano molte lettere e prendevano i francobolli dal cassetto della scrivania di Lady Mulholland.

Non ringraziavano mai di nulla.

Perchè avrebbero dovuto ringraziare?

Non avevano forse salvato l'Europa? Se non erano loro, dove sarebbe a quest'ora il mantello di lontra di Lady Mulholland? Se non era il [pg!117] Belgio a quest'ora sui divani di casa Mulholland si sdraiavano gli Ulani; e verrebbero gli Ussari della Morte a mangiarsi le conserve di casa Mulholland, a servirsi di francobolli e a criticare il caffè. Comment donc!

E non avevano essi, Pitou, per salvare l'Europa, abbandonato tutto? La patria? La casa? Gli affari?...

Ben presto il meschino Restaurant nel Passage de la Pompe assunse nei loro appassionati ricordi una magnificenza e un fasto di Grand Hôtel. Le souvenir, cet embellisseur, con un rapido gioco di prestidigitazione ne cancellava la sudicia insegna, faceva sparire candele, limoni, sardine e mosche dalla vetrina d'entrata, costruiva qualche piano di più, una facciata a colonne, e riempiva l'imponente fabbricato di clienti ricchi e titolati.