«Ti accerto che basta,» sospirò la signora Whitaker. «Non puoi fartene un'idea. Sono tre creature d'incubo.....»
Ma Lady Mulholland subito si lanciò in una lamentosa narrazione delle proprie pene. «Mia cara, si fanno prestare tutti i tuoi vestiti? Adoperano tutta la tua carta da lettera? Comandano loro il tuo pranzo? Danno ordini alla tua servitù? Se no, non lamentartene. [pg!121] Figurati» — continuò fremente di sdegno — «la mia cuoca — una perla! — mi ha dato adesso gli otto giorni. E perchè? Perchè la mia profuga, Madame Pitou, si è permessa di andare in cucina alle quattro del pomeriggio a farsi un timballo di riso coi funghi.»
«Possibile? Ah, mia povera Lucy!» disse la signora Whitaker scotendo il capo e dissimulando un sorriso. «No, questo le mie non lo fanno. Si accontentano di star sedute negli angoli, mute, immobili, spettrali, come tre fantasmi. Un giorno che avrai tempo le verrai a vedere.»
«Posso venire anche subito,» disse Lady Mulholland con alacrità. «Ma sono convinta che i miei Pitou sono mille volte peggiori.»
Sparì, e tornò quasi subito pronta ad uscire; e con un'ultima raccomandazione a Kitty di non permettere ai Pitou di far cucina in salotto uscì frettolosa accanto alla signora Whitaker.
Presero la scorciatoia traverso i campi e giunsero in pochi minuti alla Loggia delle Acacie.
«Che lingua parlano?» chiese a bassa voce Lady Mulholland seguendo l'amica che si inoltrava rapida sotto i castagni del viale.
«Non parlano affatto,» rispose quella. «E confesso che avevo proprio contato su di loro [pg!122] per far fare alla mia Eva e a Giorgio un po' di conversazione francese. Era anzi per questo che le ho prese in casa.»
Si affrettavano pel viale allorchè, dal tennis-court una graziosa figuretta venne loro incontro, correndo traverso il prato. Era Eva Whitaker e la seguiva il fratello Giorgio, bel giovane in uniforme khaki.
«Ho battuto Giorgio per sei contro quattro!» gridò Eva Whitaker agitando la racchetta in segno di saluto.