— Che è stato? — disse il Gonzaga, dopo aver letto e riletto il verbale, e levando gli occhi a guardare il nipote.
— Che i nostri avversari hanno riconosciuto tutto ciò che a noi è piaciuto di far riconoscere. Dico noi, ma è più giusto di dire Orazio Ceprani. Il processo verbale è scritto di suo pugno, come ti dimostrerà la sua firma. È stato lui l'esecutore di questa mossa strategica, che tu avevi consigliata.
— Ma, dico io, come ne è venuto a capo? — ripigliò il Gonzaga. — A me, te lo confesso, a me sembra di sognare, con questa carta tra le mani.
— A me sembrò di sognare quando la sentii leggere, e sopra tutto quando la vidi sottoscrivere dal duchino di Roccastillosa. Ma procediamo con ordine; — soggiunse Arrigo. — Ti dirò che mi ero fermato per comprar sigari, mentre Orazio era andato avanti, per trovare i nostri avversari e colleghi al caffè. Quando giunsi, il discorso era già avviato e i nostri personaggi persuasi. E tu eri sicuro di batterti? pends-toi, brave Gonzague; per questa volta l'hai fatta bassa; il conte Guidi ti sfugge.
— E sfugga finchè vuole, e passi anche l'Atlantico; — disse il Gonzaga. — Ma qui sotto c'è qualche cosa.
— Che! Ne ho domandato ad Orazio, quando rimanemmo soli, col nostro foglio di carta in mano, ed egli mi ha risposto: “Che cosa ci trovi di strano? Non si doveva fare un cencio di processo verbale? L'ho ricordato e mi han detto di sì; ho accennato ai considerandi, nella forma che aveva detto tuo zio, e mi han detto di sì; tu sei capitato, io ho incominciato a scrivere, e il resto ti è noto. A me pare la cosa più naturale del mondo, che si ammetta di veder scritto quel che si è detto, e che a quel che si è detto si apponga la firma.„
— Ti dico che c'è qualche cosa, qui sotto; — replicò il Gonzaga.
— Eh, infine, non ci vorrà molta fatica a capirlo; — disse Arrigo. — Per esempio il timore di aver da incrociare il ferro con te.
— Lo aveva pure voluto! — osservò l'altro, facendo una spallucciata.
— Non credo. Aveva un pochino di stizza in corpo; ha cominciato a parlare; tu l'hai stretto al muro, ed egli si è trovato dentro senza avvedersene. Ma poi, ripensandoci a mente fredda, ha fatto i suoi calcoli per dare ed avere; ha notato che tu eri preponderante, con quella tua statura, con quelle spalle da Ercole, e che gli avresti spezzato con un colpo il suo giuochetto da tiratore mingherlino. Poteva benissimo accettare il duello alla pistola; ma anche qui, povero Guidi, ti vedo e non ti vedo! Egli ha ricordato sicuramente che non dovevi aver fatto invano per trent'anni il soldato. Sai, sono cose che si mettono in conto, queste, e prima d'imbarcarsi ci si pensa due volte.