— Ah, gliele avrei fatte veder volentieri! — esclamò Cesare Gonzaga. — Ma io penso un'altra cosa, più modesta e fors'anche più vera; penso che il tuo conte Guidi abbia temuto di guastarsi coi Manfredi, e si sia tirato indietro con me, per mettersi in buona vista con Gabriella. La farà valere, questa sua debolezza; te lo dico io, la farà valere. —

Arrigo si strinse nelle spalle, e rispose:

— Con te per protettore, non ho paura di nulla.

— Eh, tu fai presto a dirlo!

— E come no? tu salvi tutto; è il tuo ufficio.

— A proposito, se ne sono aggiustate parecchie, ma non ancor tutte, quest'oggi; — ripigliò il Gonzaga. — Fammi il piacere di correre dal tuo padrone di casa e di raccomandargli che non ti tradisca. Sai quel che ho fatto, stamane? La metà del tuo quartiere, quello di via Sallustiana, è occupata.

— Da chi?

— Da madama Duplessis, la mercantessa di mode.

— Che follia è questa?

— Follia! Ah, tu la chiami follia? Sappi che stamane il conte di Castelbianco ha ricevuto una lettera anonima. Gli dicevano: “Voi avete creduto, davanti a un uscio di via Sallustiana, di riconoscere vostra moglie. Pensate che il cavalier Valenti abita ad un secondo piano in via Nazionale. Non potrebbe quel secondo piano continuare in via Sallustiana? Informatevi, e date intanto a vostra moglie questo semplice annunzio: Arrigo oggi ha un duello.„