— Che infamia! — esclamò Arrigo. — E chi mai ha potuto?...
— Non cerchiamo chi ha potuto, e consideriamo il fatto in sè; — rispose lo zio. — Era anche l'opinione del conte Pompeo, diventato di punto in bianco un filosofo. Quella povera donna, caduta nel tranello, è venuta qua, ma prima che il conte non si aspettasse. Le ho aperto io; ho capito, non so più come, e lì, senza metter più tempo in mezzo, ho fatto un colpo da maestro. Dopo dieci minuti di colloquio con me, la brava madama Duplessis è discesa al secondo piano, con una parte delle sue carabattole, mentre Happy inchiodava sull'uscio il biglietto di visita. Quell'altro è capitato, ha bussato, e s'è trovato a faccia a faccia con una parigina, mercantessa di mode. —
Arrigo era rimasto muto, ascoltando il discorso dello zio.
— Ora ci sarebbe da raccontarti dell'altro, per dimostrarti che le hai fatte grosse e che c'è voluto molto sangue freddo e molta chiacchiera da parte mia, per rimediarci. Ma tu devi fare dell'altro, e senza un minuto di ritardo; — disse il Gonzaga. — Il conte, che tu hai veduto qui, reduce dalla sua impresa fallita, e che io ho finito di persuadere, non andrà, spero, a prendere altri ragguagli dal padrone di casa. Ma potrebbe anche andarci, e tu devi parare il colpo alla svelta.
— È inutile; — rispose Arrigo Valenti. — Non sono poi così sciocco come tu pensi, mio caro zio, e avevo preveduto questo caso.
— Ah, sì? E che cosa avevi fatto? Sentiamo.
— I due stabili, — ripigliò Arrigo, — appartengono allo stesso proprietario, ma non hanno comunicazione di quartieri che al secondo piano.
— Appunto per questo tu devi pregarlo....
— Aspetta, ci ho dell'altro da dire. La comunicazione è stata aperta da me.
— Ma se tu hai in affitto i due quartieri! — disse lo zio.