— Sì, ma quello di là non l'ho preso col mio nome.
— Davvero? Te ne lodo. Una almeno l'hai fatta giusta.
— Sicuro. Vedi? Gli ho fatto dare il primo nome che mi è venuto alla mente: quello di Orazio Ceprani.
— Ah, matto! — gridò Cesare Gonzaga. — E avrai dovuto confidare il segreto al Ceprani.
— No, non gli ho detto nulla.
— E come hai potuto fargli prendere in affitto un quartierino, senza che egli lo sapesse?
— Sai? Pagando un anno anticipato, non c'è pericolo che l'esattore vada a cercarlo per un pezzo.
— E sia; ma l'esattore, o il padrone, potrà parlarne a caso, e ad ogni modo lasciar correre il nome di Orazio Ceprani, mentre noi abbiamo là una madama Duplessis.
— Senti; si potrebbe in questo caso parlare ad Orazio, che andasse lui....
— Sì, bravo! Questa è una trovata!