— Ma infine, — disse Arrigo, che notò l'ironia nell'accento dello zio, — Orazio è un amico, che mi ha qualche obbligo, ed io non vedo il pericolo....
— Ah, poveri quattrini di tuo padre! — gridò il Gonzaga, mozzandogli le parole in bocca. — Della giuris...prudenza non hai ritenuto che il giuris, dimenticandoti volentieri del resto. Bene... anzi male, e basta così. Andrà come potrà. Se si esce sani da questo ginepraio, credi a me, bisognerà portare un voto a san Crispino, quello che non le faceva, povero a lui, ed era sempre costretto a rattopparle. —
XIII.
Il senatore Manfredi, quel giorno, fra le sette e le otto del pomeriggio, aveva una faccia rannuvolata che mai. Quali cure lo affliggevano? Non già il pensiero della legge sul riordinamento del Genio Civile, presentata due giorni prima dal ministro Baccarini in Senato, e affidata allo studio di una commissione in cui egli non aveva parte. E neanche la legge per l'applicazione del nuovo Codice di Commercio, poichè questa doveva presentarla il ministro Magliani due giorni più tardi, e la commissione che l'avrebbe studiata, sebbene egli dovesse entrarci di pien diritto, era ancora di là da venire. Comunque, nè questo tema, nè l'altro, nè gli annunziati provvedimenti per soccorrere i danneggiati di un recente uragano in provincia di Forlì, erano tali da doverlo impensierire a quel modo.
Gabriella, che lo aveva veduto sereno a colazione, non potè vederlo rannuvolato a pranzo, senza domandargliene il perchè; aspettando, s'intende, che la gente di servizio si fosse allontanata. Quella bella diavolina, quando voleva una cosa da suo padre, la spuntava sempre, e per due buoni ragioni: in primo luogo perchè era amata molto dal babbo, e secondariamente perchè, essendo una savia ed accorta figliuola, non domandava mai se non ciò che poteva domandare.
— Babbo, tu sei pensieroso, stasera; — aveva ella incominciato. — Che cos'hai? Me lo dici?
— Che t'ho a dire, bambina? — rispose il senatore. — Sai bene!...
— Non so nulla, e perciò ti domando.
— Ma... — rispose egli, impacciato. — Finalmente, ho dato licenza all'amico Cesare di parlartene egli stesso. —
A quell'annunzio, Gabriella levò la fronte, sgranò tanti d'occhi e sorrise.