— Per lui, volentieri; per un altro, no.

— E che cos'hai contro quell'altro? Ti spiace tanto?

— Mi è indifferente. Mi pareva meglio la prima volta che l'ho veduto; ma poi, a sentirlo parlare, col suo scetticismo, coi suoi calcoli eterni, con la sua serietà d'apparato, che vuoi? mi è scaduto. Quello lì è un giovane... vecchio.

— E tu preferiresti un vecchio... giovane.

— Il signor Gonzaga non è vecchio; — replicò Gabriella, girando la difficoltà.

— Torniamo sempre lì! — conchiuse il senatore Manfredi. — Insomma, bambina mia, farai quel che vorrai. Cesare Gonzaga è il mio migliore amico, anzi fratello. Spero che con la tua risposta non vorrai dargli dispiacere, e se proprio hai da dirgli di no, lo farai con buona grazia, senza ch'egli abbia a dolersi di me, nè di te.

— Il modo di fargli intendere che gli vogliamo bene lo avrei; — rispose Gabriella. — Ma tu non la intendi così. Gli parlerò dunque come il cuore m'ispirerà, pensando alla vostra antica e leale amicizia e alla stima grandissima che io nutro per lui. Speriamo intanto che egli stasera non mi parli ancora di nulla. —

Il senatore non partecipava alle speranze della figliuola, sapendo che Cesare Gonzaga era venuto a bella posta in Roma per ragionare di quel matrimonio, e immaginando che non avrebbe voluto rimaner troppo a lungo in sospeso. Ma anch'egli era molto perplesso, e lasciò volentieri che le cose andassero come dovevano andare, fidando nelle ispirazioni del cuore di Gabriella, cara e bizzarra fanciulla, che anteponeva i vecchi giovani ai giovani vecchi.

In quel mezzo, fu annunziato l'arrivo della contessa di Castelbianco. Giungeva forse un po' troppo presto, l'amica; ma ella usava con Gabriella in quel medesimo modo che Gabriella usava con lei. Quella sera, per altro, la contessa non giungeva in compagnia del marito. Il conte Guidi era venuto con lei. Che novità era quella?

Per saperne qualche cosa, ci converrà di ritornare un passo indietro. Quel giorno il conte Guidi aveva ricevuto un biglietto della contessa. “Se andate stasera dai Manfredi, venite a farmi da cavaliere (scriveva la signora), perchè il conte non potrebbe accompagnarmi di prima sera, e sarei costretta ad andar sola. Vi aspetto dunque prima delle otto.„