Orazio Ceprani aveva chinato la testa, con un gesto tra incredulo e rassegnato. Perchè, infine, non poteva credere che ad Arrigo Valenti mancassero cinquemila lire da render servizio a un amico in un cattivo quarto d'ora, e non poteva neanche, per le buone creanze, aver l'aria di non crederlo.
Per altro, se Orazio Ceprani aveva chinata la testa, l'aveva in sua vece rizzata il signor Cesare Gonzaga.
— Ma le ho io! — diss'egli, entrando terzo nella conversazione, e facendo dare un balzo di maraviglia ai due giovani. — Non si sa mai, ho detto tra me e me, nel partire da Reggio. Anzi, vedi, Arrigo mio, è stata questa la ragione vera per cui ho ritardato un giorno a venire. Tu mi perdonerai, Arrigo; — soggiunse, mentre metteva mano al suo portafoglio, gonfio di biglietti di Banca e sprovveduto di biglietti di visita; — credevo di aver a fare con un nipote.... d'altra specie, e perciò ero venuto con molta munizione. Ho ventimila lire qua dentro, e il resto in una tratta sul banco Manfredi. Eccole dunque, signor Ceprani carissimo; questi son cinque da mille. —
Orazio Ceprani era rimasto interdetto; non sapeva se dovesse prender subito, o rifiutare, almeno per cerimonia: intanto abbozzava un “ma io, veramente...„ di un effetto assai comico.
— Non faccia complimenti, la prego; — ripigliò il Gonzaga. — Ella è amico di mio nipote, e gli amici di mio nipote sono i miei. Alle corte, non mi vuole per creditore?
— Oh, che dice ella mai? — mormorò il Ceprani, commosso. — La ringrazio, ed accetto, perchè il bisogno era urgente, e sono ottantamila lire che mi costerà questa liquidazione di gennaio. Grazie anche a te, Arrigo, — soggiunse, mentre intascava i cinque biglietti, — perchè in casa tua ho ricevuto il benefizio. Vado dunque a raccogliere tutte le mie forze, i miei ottantamila franchi, ed ahimè non per condurli alla riscossa. Si pranza insieme, quest'oggi?
— Perchè no? — disse Arrigo. — Si potrebbe anzi incominciare dalla colazione, se hai tempo.
— Lo troverò. Per che ora?
— Ma, non saprei; bisognerà sentire mio zio.
— Oh, non badare a me; — disse il Gonzaga. — Io son vecchio, e i giovani sentono forse più presto le voci dello stomaco.