— Che scoperta! — esclamò il conte Guidi, aggrottando le sopracciglia e torcendosi i baffi.

— Non lo sarà; — rispose il Ceprani; — e forse non sarà neanche vero che egli sia innamorato. Certo è che vorrebbe sposarla. È ricco, capisci, è ricco, e può benissimo aspirare a questo matrimonio, che avrebbe per lui il vantaggio inestimabile di collocarlo tra i pezzi grossi, tra i Burgravi del ceto bancario.

— La sposi; — disse il Guidi, seguitando a tormentare i suoi baffi. — Se Gabriella si contenta.... Ma questo mi par più difficile. Qualche volta le ricchezze non bastano, a strappare quel benedetto sì.

— Eccoci dunque al nodo dell'azione; — rispose il Ceprani. — Il marchese Gonzaga è stato un grande amico di gioventù del senatore Manfredi. Capisci ora perchè è venuto a Roma, lasciando il suo castello sul Reggiano, dove stava godendosi i frutti dei suoi laks di rupìe? Lo zio Pilade parla in nome dell'antica amicizia ad Oreste; oppure, se ti piace meglio un altro paragone, viene, vede e vince, da quel Cesare ch'egli è. Questo ho scovato io, osservando, raffrontando, e traendo la conseguenza. Ma bada, io non ti ho detto nulla.

— Non dubitare; — rispose il Guidi. — Ma che ne penserà la contessa? —

Orazio Ceprani si strinse nelle spalle e allungò il muso.

— Questo non l'ho indovinato; è uno dei tanti arcani che dovrò ancora scoprire. Stamane, per esempio, uscendo di casa, per andare nei quartieri alti, chi vedo! Lei, proprio lei, male nascosta dietro i cristalli di una vettura da nolo, che andava... lassù. Dovevo vedere il Valenti, per certe faccende di Borsa, e ho ritardato un'ora buona a salire da lui; ma non l'ho veduta uscire, nè prima, nè poi. Di sicuro, c'è un passaggio segreto, un'altra scala, e che so io.

— Come? Sei tanto intrinseco del cavaliere, e non hai pratica della casa?

— Che cosa vuoi che ti dica? Il cavaliere ha il cuore chiuso come la mano; è avaro dei suoi segreti, come dei suoi quattrini.

— Glie ne hai chiesti, per caso?