— Una volta, sì, per mettere la sua amicizia alla prova. Ed è un'amicizia salda, la sua, a prova di bomba! Oh, ma aspetti, verrà anche il mio giro e faremo a buon rendere. Infine, vedi che capricci di fortuna! Si lavora tutti e due in Borsa, e il più delle volte con le stesse notizie. Orbene, egli guadagna ed io perdo. Stamane ci ho lasciato centomila lire, e sorrido; a denti stretti, ma sorrido. Lui, intanto, ne ha guadagnate trecentomila; e guardalo là, ride a piena bocca, il felice! —

Mentre questi bei ragionamenti si facevano tra il conte Guidi e quell'esemplare di gratitudine del signor Orazio Ceprani, il re della festa, accompagnato dalla contessa Giovanna, faceva il suo giro trionfale nel salotto e giungeva davanti a Gabriella Manfredi.

Fu allora tra il vecchio soldato e la fanciulla una scena bellissima, un dialogo commovente. Gabriella era diventata rossa, vedendolo venire verso di lei, e si era perfino alzata dal divano, con gran meraviglia del Guidi, che stava ad osservarla da lunge.

— Io non avevo più, questa sera, che da conoscere il suo nome; — disse Gabriella, poichè la presentazione fu fatta. — Conosco da molti anni Cesare Gonzaga; potrei anzi aggiungere che è la mia prima conoscenza.

— Che dice, signorina? — esclamò il Gonzaga, commosso alla voce della fanciulla, che gli richiamava al pensiero i suoni e le inflessioni di un'altra a lui cara. — Una fata benigna l'avrebbe condotta laggiù, nel cuore dell'India?

— Una fata benigna e un buon genio, che l'amavano ambedue; — rispose la fanciulla. — Ora, solo il mio genio è rimasto ad amarla. —

Cesare Gonzaga trasse un profondo sospiro, al malinconico accento di Gabriella Manfredi.

— Incomincio a capire; — diss'egli.

— Sì, — proseguì la fanciulla, — mio padre parla sempre, con affetto e con ammirazione, del suo migliore, del suo unico amico. Se oggi, quando ella è venuta a casa nostra, avesse chiesto di me, sarei stata felice di riceverla io, contro tutte le norme del cerimoniale. Ella è di casa nostra, signor Cesare; appartiene alla nostra famiglia. Mia madre, quando aveva da citare un tipo di cavalleria, ricordava sempre lei. Vuol sapere quando fu che udii per la prima volta il suo nome? Mamma e babbo, a tavola, parlavano di un caso che non ricordo più bene, ma in cui, dicevano loro, sarebbe bisognato un uomo di cuore e di virtù singolare; e mamma, allora, soggiunse una frase che non ho più dimenticata: “Senti, Andrea, per far questo che tu dimandi, ci sarebbe voluto un uomo come Cesare Gonzaga.„ —

Il vecchio soldato si recò una mano alla fronte, come per chetare un dolore, o discacciare un molesto pensiero, ma nel fatto per rasciugare con le ultime dita una lagrima.