— Ella vede adunque, — proseguì la fanciulla, provando una gioia schietta e profonda a ragionare con quell'uomo, a dirgli tutti i pensieri che fiorivano nella sua mente; — ella vede adunque che io la conosco intimamente, come conosco l'anima e il cuore di mio padre. Per una ragazza, che incomincia appena ora a vivere, sono abbastanza fortunata; non le pare? —

Il vecchio sorrise malinconicamente, a qual vanto giovanile, e rispose, tentennando la testa:

— Ah, signorina! La vita è piena d'ingrate novità. Gli uomini, creda a me, non si rassomigliano tutti.

— Lo credo facilmente; — replicò Gabriella. — Anzi, veda fin dove giungo, i due che conosco mi hanno resa molto difficile con gli altri. Quando ne incontro uno, che vuol comparire un miracolo di uomo (e l'hanno tutti, questa bella pretesa!) io dico subito tra me: sarà egli un uomo di cuore, un nobile carattere, un cavaliere antico, come il babbo, e come Cesare Gonzaga? —

La fanciulla parlava con una grazia ingenua, con un'anima, con una effusione di cuore, che l'avreste abbracciata, divorata dai baci, se fosse stata una bambina di sette anni. Davanti alla sua età, vi sarebbe mancato il coraggio di far tanto (non la voglia, perbacco!) e vi sareste inginocchiati. Cesare Gonzaga non fece nè l'una cosa nè l'altra; ma i suoi occhi ebbero lampi di tenerezza infinita, che valevano i baci e le genuflessioni.

— È bello, — diss'egli, — sentirsi parlare così; bellissimo sarebbe meritarlo. Ma io ricorderò in buon punto, signorina, che nessuna età dispensa l'uomo dalla modestia. Vedrei tanto volentieri suo padre! È forse uscito?

— Non credo. Sarà forse di là, impegnato in qualche grave discorso. Vuole che andiamo a cercarlo? —

Così dicendo, Gabriella si alzò e fece l'atto di prendere il braccio del Gonzaga.

— Con questa guida, in capo al mondo! — diss'egli.

— Ed io con lei, anche più in là; — rispose ella, appoggiandosi confidente a quel braccio che il Gonzaga le aveva finalmente profferto.