— Antico; — rispose il Gonzaga. — Ma non dubiti, bella dama, non mi muovo di qui, fino a tanto ella non venga a levarmi di sentinella.
— Perchè darle del lei? — disse il Manfredi.
— Che vuoi? Non l'ho mica vista bambina.
— Ragione di più per rifartene ora!
— Babbo dice benissimo; — disse Gabriella, prima di allontanarsi. — Ma fra poco ne riparleremo. —
E andò, la cara fanciulla, andò nella sala da ballo, voltandosi ancora una volta indietro, prima di lanciarsi nel vortice proverbiale della danza. Il ballerino, di tanto in tanto, provò a collocare qualcheduna delle solite frasi; ma Gabriella era distratta e rispondeva a monosillabi. Finalmente, saltò in testa al ballerino di dirle:
— È ancora un bel cavaliere, quel marchese Gonzaga! —
Per quella volta la fanciulla si scosse, e rispose con una frase intiera:
— È il re dei cavalieri, senza macchia e senza paura. —
Il ballerino non soggiunse più altro. Aveva da ballare e ballò coscienziosamente, tanto da poter dire per una settimana, al caffè, nei soliti ritrovi de' suoi giovani amici: — Il primo valzer della serata, dai Castelbianco, l'ho ballato con la Manfredi, con la più bella ragazza di Roma. —