— Ah! ti piace?
— Moltissimo; e perciò, vincendo un certo rimorso che mi aveva preso per una povera donna, approvo pienamente la tua scelta. Vi voglio alle Carpinete per questa primavera.
— Come corri! — esclamò il giovane. — Tu ti fai già in tasca il contratto.
— In tasca, no; — rispose lo zio, rabbruscato; — in tasca io ci ho solamente le cose che mi dispiacciono. Bada, Arrigo, mentre tu stai qui a ragionare con tanta povertà di linguaggio, un altro si è fatto avanti. E pareva non aspettasse altro che di vedermi muovere, il bellimbusto! Un elegante, un tenebroso, tutto languori con le dame, e occhiate spavalde coi cavalieri! A me, anzi, ne ha date parecchie, che volevano passarmi fuor fuori.
— Ah, capisco, il conte Guidi.
— Sarà lui. Stamane, infatti, mi hai detto che quello che ti dava noia era un conte.
— Noia, sì e no. Il fatto è questo, che io non lo temo. È uno di quei vanerelli, tutti infatuati di sè, che sgallettano intorno a tutte le ragazze ben dotate, e non possono sperar nulla, perchè non hanno la croce d'un quattrino.
— Temili, ragazzo mio, questi cavalieri disperati. Chi li distingue ora dai ricchi? Essi rimediano alla mancanza del milioncino con le belle maniere, col sentimento, con la poesia, imparaticcia se vuoi, ma egualmente pericolosa. Questi rivali bisogna batterli nel loro campo.
— Fammi Gonzaga, e trionfo senza combattere.
— Farti Gonzaga! Eh, vedo la coda del tuo ragionamento. Un'adozione?