— Lei, contessa? — esclamò invece il Gonzaga, credendo necessario di manifestare un tantino di maraviglia.

Giovanna chinò la testa, balbettando poche parole confuse.

— Si calmi, ed entri, la prego. Dio come arde! Si sente male? — diss'egli, che aveva dovuto prenderla per la mano.

— Dica, per carità, non mi nasconda nulla; — mormorò la bella smarrita. — C'è un duello? Non mi risponde? La supplico, signor Cesare, non mi faccia morire di ansietà. Arrigo si batte?

— E chi gliel'ha detto?

— Mio marito, stamane... due ore fa. Ed io, appena ho potuto, son corsa.

— Che imprudenza! Ma come può aver detto il conte una cosa che non è vera, o che, se è vera, non riguarda punto mio nipote?

— Come? non si tratta di lui?

— No. C'è un duello in aria... forse nulla; — soggiunse il Gonzaga, che la vedeva sempre turbata, — e tutto potrà accomodarsi. Ad ogni modo, Arrigo non è che padrino. Ma, le ripeto, chi può aver data al conte una falsa notizia, mentre, essendo rimasto tutto fra quattro persone d'onore, non c'era tempo nè modo di conoscer la vera?

— Che so io? Deve averlo letto in una lettera, ricevuta dopo colazione.