— Anche una lettera! — esclamò egli stupito.

— Sì, e che lo ha messo molto in pensiero, tanto che io volevo sapere.... Da ieri vivo in mezzo a continui terrori, e c'è voluta una gran forza, che io non avrei più creduto di possedere, per trascinarmi fin qua. Infine, signor Cesare, egli non ha neanche risposto alla mia curiosità, certamente indiscreta. Pochi minuti dopo, fatti molti passi avanti e indietro per la stanza, mi ha detto: Arrigo Valenti quest'oggi ha un duello; me ne rincresce davvero. Son queste, lo ricordo, le sue precise parole. La notizia era dunque nella lettera.

— Notizia falsa, data per lettera! — borbottò il Gonzaga. — E veniva dalla posta, la lettera?

— Non so. Era con quelle della posta; ma poteva anche essere stata lasciata al portiere, che la mandò con le altre.

— Notizia falsa, — ripetè il Gonzaga, meditando, — data per lettera, a quell'ora!... E la lettera, forse, sarà anche anonima.

— Dio! — gridò Giovanna, rabbrividendo. — Sono dunque perduta? —

E si nascose il volto tra le palme, poichè allora soltanto pensava alla condizione in cui si era posta davanti a quell'uomo.

— Contessa, — disse allora il Gonzaga, — non farò il moralista, io, nè a quest'ora. Sia sincera con me, che desidero giovarle. Come ha potuto fidarsi di venire anche oggi? Non temeva di essere spiata?

— Sì, e ne temo ancora. Ma dopo quella notizia, non so come, ho perduta la testa. Non son più io, signor Cesare; non mi riconosco più. E ieri.... Dio mio!... ieri avevo creduto di venire per l'ultima volta!...

— Si calmi, si calmi, e vediamo di provvedere al caso suo; — disse il Gonzaga. — Parleremo poi, povera donna, dei giuramenti e delle nobili intenzioni! Come ha potuto, ripeto, fidarsi di venire... in via Sallustiana?