— Temo tutto, io; — rispose il Gonzaga. — E poi, chi provvede al più, ha provveduto al meno. —
In quel mentre, si udì una forte scampanellata. Giovanna ne tremò tutta.
— Niente paura; — disse il Gonzaga. — Se suonano di qua, c'è madama Duplessis, con la sua cameriera. Se suonano di là, c'è Happy. —
Ciò detto, andò in ascolto dietro all'uscio della camera. Poco dopo giungeva Happy, per dirgli:
— Illustrissimo, è giunto il padrone.
— Solo?
— Col signor Ceprani.
— Ah diavolo! Ma già, si capisce, doveva venire insieme. Signora, io esco, per andare a sentire questi due, ed anche per tirarli in un'altra camera, più lontana di qui. Ella esca liberamente, e vada ad aspettarmi da madame Duplessis.
— Signor Cesare, come le dimostrerò io la mia gratitudine?
— Le risponderò come madame Duplessis; — disse il Gonzaga, sorridendo. — Questo è un servizio molto grande, e non ha prezzo. Piuttosto non mi tradisca... non mi rinneghi, con la mercantessa di mode, dopo che io ho dovuto inventare quella frottola... e ne arrossisco tuttavia. —