— Per metà ne ho avuto la prova.
— Come?
— Andando a vedere coi miei occhi. A farlo apposta, nella scala che mi è stata indicata abitano persone conosciute. Sono salito al secondo piano, quello che dovrebbe corrispondere al quartiere del signor Valenti, e ci ho trovato, occupata a sciorinare abbigliature parigine, una mercantessa di mode che ci ha anche il suo nome sull'uscio: Madame Duplessis. Di che comunicazione è venuto a gonfiarmi la testa l'anonimo corrispondente? —
Cesare Gonzaga pensò all'uscio lì presso, senza osare di levar gli occhi a guardarlo. E quasi (vedete un po' le allucinazioni della paura!) quasi gli parve di sentir premere un battente sull'altro.
— Che cosa mi dice mai! — esclamò, come per soverchiare con la voce quel lievissimo suono. — È andato a visitare la scala che le indicava un anonimo?
— Sì, sono stato vile a questo segno. Veda dove può giungere un uomo, che ha perduta la testa! Ma almeno ne ho veduta l'acqua chiara, e questo è tanto di guadagnato.
— E allora, scusi, perchè s'inquieta? Non possiede oramai la certezza?
— Per metà; — disse il conte. — Rimangono altri punti oscuri. Ma, mi perdoni, Gonzaga! A lei, amico di ieri, io son venuto a dar noia, come se la conoscessi da anni.
— Non badi a queste inezie. Se sono un amico, poco importa la data.
— È giusto; ed io, vede, ho bisogno di parlare con qualcheduno che mi capisca, che possa mettermi un po' di calma nello spirito. C'è stato un momento quest'oggi, che avrei dato del capo nei muri.