— Povero conte! La intendo; — disse il Gonzaga. — La gelosia è l'inferno dell'anima.

— L'ha provata anche lei?

— In altri tempi, sicuro; bisognerebbe non esser uomini, per non esser passati di lì. Ma sentiamo, mi dica... che cos'altro la turba?

— Una passeggiata mattutina della contessa. Perchè oramai non c'è dubbio, — disse il conte, — Giovanna è uscita di casa, quantunque m'abbia detto di no. E veda, a farlo apposta, la lettera mi dice che Giovanna veniva... dove? proprio dove anch'io avevo creduto di vederla.

— E questo, per l'appunto, — chiese il Gonzaga, — non dimostra la bugia del corrispondente?

— In che modo?

— Sicuramente. Non l'ho sentito dir io, in questa medesima casa, che le era parso, in via Sallustiana, di riconoscere sua moglie? E questo che ha detto qui, scherzando, a proposito di un bel piede, che Dio guardi e conservi, — soggiunse galantemente il Gonzaga, — non può averlo detto anche altrove?

— Non mi rammento.

— Ma c'è chi li rammenta, i discorsi fatti per chiasso, e si diverte a tesserci sopra le più infami supposizioni. —

Il conte di Castelbianco fu colpito da quella supposizione del Gonzaga.