— Mi dice bene; — esclamò. — Per altro, quella mattina, la contessa doveva essere escita di casa.
— Glielo aveva forse proibito lei?
— No; mi dispiace soltanto che m'abbia detto di essere rimasta in casa.
— E chi le assicura che non ci sia rimasta davvero? Del resto, senta, Castelbianco mio; una dama può escire per cose da nulla, come ce ne hanno tante le dame; non se ne ricorda, e dice di essere rimasta in casa; l'ha detto, e non le piace disdirsi. C'è da farle un processo, per questo? Abbia fede nelle donne, signor conte; è ancora il miglior modo per vivere in pace con loro e con sè. Quando non abbia questa fede, sospetterà di ogni cosa; e a questo giuoco anche una Genovieffa di Brabante ne andrebbe di mezzo.
— Verissimo! verissimo, quel ch'ella dice! — gridò il conte Pompeo, rianimandosi. — Ed è anche un consiglio da gentiluomo. Ritornerò a casa, e non domanderò a mia moglie se è uscita quest'oggi.
— Perchè quest'oggi? Ci sarebbe qualche altro sospetto?
— C'è di peggio, e quasi mi vergogno di confessarglielo. Consigliato dalla lettera anonima, avevo teso una trappola, dicendo, prima di escire: il cavalier Valenti, quest'oggi, ha un duello. A proposito, e questo duello? Suo nipote mi ha detto che non c'è nulla di vero. S'ha a credere? Anche questa sarà un'invenzione?
— Come tutte le altre. Il duello, l'ho io.
— Ah, diamine! E con chi?
— Perdoni; è un mio segreto... per ora. Le basti, che sono invenzioni, le notizie che hanno scritte a lei.