— Cercando il signor Valenti. Fingeva di avere sbagliato, di non aver visto il cartellino. Maravigliato, anche interdetto per le risposte della signora, se ne andò, facendo le sue scuse.

— E qualche minuto dopo, perchè non uscire anche lei?

— Temevo fosse appostato nella strada. Aspettavo lei, che mi aveva detto di venire. Non vedendolo, ritornai fin qua. Egli, appunto allora, giungeva in questa camera. Ho creduto necessario di fermarmi, per udire ciò ch'egli diceva.... Mio Dio! Ed ho udito tutto, ho udito troppo. È orribile, sa, è orribile, quello che ho dovuto sentire dalle sue labbra!

— La necessità mi ha costretto, signora; — rispose il Gonzaga. — Qualche cosa bisognava pur dire, per convincere quell'uomo infuriato.

— Sì, mi lasci credere ora che non ha detto il vero! — replicò la contessa. — Ella non è uomo da mentire, signor Gonzaga!

— Ho pure mentito per tutto il tempo che ho dovuto ragionare con lui! — notò egli, sospirando.

— Ma per gli altri, per una donna, e non per sè; — rispose la contessa. — Non avrebbe certamente gittato là il nome di una fanciulla, se non fosse stato per dire la verità. —

Cesare Gonzaga chinò la fronte e non rispose parola.

— Il suo Arrigo è un infame; — proseguì la contessa. — E non aspettò nemmeno che io, povera donna, lo pregassi di lasciarmi coi miei rimorsi. E mentre io mi perdevo per lui, egli.... Perchè infine, una donna avrà torto, meriterà il biasimo degli uomini come lei, ma ella è sempre una povera disgraziata, che la passione accieca; mentre l'uomo che accanto a quella donna medita un tradimento, e ordisce freddamente un intrigo per liberarsi da lei, per volgersi ad un'altra, quell'uomo è un vile.

— Contessa, la supplico; — disse il Gonzaga, costringendola con atti amorevoli a sedersi, poichè la vedeva così fieramente turbata e convulsa; — pensi che troppo male è accaduto; pensi che io ho fatto quanto era umanamente possibile per iscongiurare un grande pericolo; pensi che, se io non ero, se perdevo anch'io la testa come tutti gli altri, ella sarebbe stata scoperta, e una famiglia rispettata e rispettabile sarebbe divenuta la favola di tutta Roma; pensi infine.... Lo so, è difficile; — soggiunse egli, notando gli atti di diniego della donna esacerbata; — ma bisogna vincersi, perdio, bisogna sforzar la mente a pensare, a considerar le cose, e tanto più attentamente, quanto più sono gravi. Ciò che oggi le sembra un gran male, un male irrimediabile, un mal da morire, è forse un bene, la liberazione, la salvezza.