—In che modo?
—È il mio segreto; lascia fare e vedrai.—
Ora il segreto di Giacomo Pico era di correr dietro al Cascherano e di freddarlo senz'altro. Questo egli aveva pensato, a mala pena lo stratagemma di madonna Nicolosina era venuto a guastargli il suo primo disegno. Senonchè, per mandare ad effetto quest'altro, gli bisognava allontanarsi con qualche pretesto dal marchese Galeotto e trovare, subito dopo, un cavallo. Ma anco a pescare la scusa per non accompagnarsi col marchese Galeotto e la cavalcatura per andar difilato sulla via di Melogno, che avea presa il Cascherano pur dianzi, o non avrebbe quella sua fuga dal Borgo dato negli occhi alla gente? E morto il rivale, non sarebbe stata attribuita a lui l'uccisione? Grama vendetta, che gli avrebbe impedito di tornare al castello, dove oramai teneva altre fila sicure, come a momenti dirò. Smesse adunque il pensiero d'inseguire il rivale, e, divorando la sua rabbia, andò col marchese Galeotto sulla via delle Magne.
Il Sangonetto aveva ragione. Noli era un osso duro da rodere, con quel suo castello in vetta del monte e una lunga scesa di mura e di torrioni per infino alla valle. Come un nido di aquilastri, piantato nel fianco d'una rupe a sottosquadro, non teme insidia di cacciatori quantunque animosi e valenti, Noli potea viver sicura dalla terra e dal mare. Di lassù, dove le sue mura comandavano i serpeggiamenti della via più faticosa che fosse mai, tornava impossibile un assedio, e una sorpresa soltanto avrebbe potuto dare la città in balìa de' nemici; di giù, alla marina, in mezzo a due ripide balze, si stendeva una spiaggia irta di vele. I migliori marinai di Liguria nascevano appunto colà. Noli aveva armato due galere per la prima crociata, e in quella occasione s'erano stretti coi Genovesi i primi vincoli di quella amicizia che aveva a durare inalterata pel corso di sette secoli, cioè fino all'ultimo giorno di vita della serenissima repubblica.
Giunsero a notte alta sotto le mura. Il marchese Galeotto aveva sollecitato per modo il passo de' suoi, da poter loro concedere un lungo riposo in prossimità della meta; e qui, poi, pena la morte, aveva comandato il più stretto silenzio. Insomma, niente era stato da lui pretermesso di ciò che deve curare in simili congiunture un buon capitano; e, quantunque non lo reputasse necessario con uomini della tempra de' suoi, più d'una volta era corso avanti e indietro, ed anche rimasto un tratto in disparte ad osservare, perchè tutti ad un modo e ordinati procedessero all'assalto.
Così e non altrimenti avvenne che il Sangonetto non potesse svignarsela, come avea disegnato di fare. Il nostro Tommaso doveva quella notte esser valoroso per forza. Tanto è vero che di notte ogni gatto è bigio. Il che va inteso con discrezione e per l'apparenza soltanto, da cui si cavano i giudizi umani e le storie; che quanto al cuore, gli è un altro paio di maniche.
Ogni cosa fino al pie' delle mura andò secondo i desiderii del marchese. E già erano rizzate le scale e chetamente appoggiate ai merli. Il Sangonetto, adocchiatane una più lunga dell'altre, comandò di appoggiarla a dirittura contro lo sporto di un torrione, e con atto d'insigne temerità volle essere il primo a tentar la salita. Ora siffatti onori si lasciano volentieri a cui piacciono, e i compagni suoi non ci trovarono niente a ridire. Così saliva animoso, o gli altri dietro a lui, ma alla distanza di due o tre piuoli, quasi per ossequio a tanto valore. Ora mentre si tirano a fatica in alto, coi loro palvesi imbracciati sul capo, ecco ad un tratto la scala traballa, gira sopra uno dei pie'; chi è in tempo s'aggrappa al legno malfido e si trattiene sospeso; chi stava in quel mentre colla mano levata, a cercare il piuolo più alto, brancica l'aria e cade riverso nel fitto dei compagni che erano pronti a seguirlo; grida involontarie rompono dal petto di chi cade e di chi riceve il colpo inatteso, e più delle grida torna molesto all'orecchio del capitano lo strepito delle armature percosse.
—Sant'Eugenio!—gridò in soprassalto una voce dai merli.—Sant'Eugenio e Noli! Cittadini, alle mura; il nemico, il nemico!—
A questa voce un'altra rispose e un'altra ancora più lunge. In breve gridarono accorr'uomo tutte le scolte e fu messo il castello a romore. Ben volle Galeotto profittare dell'oscurità e dell'incertezza dei difensori, spignendo quanti più poteva sui merli; ma già dalle caditoie piombavano pietre, e una d'esse, rompendo a mezzo una scala, fece ruzzolare un drappello de' suoi, tra i quali Giacomo Pico, che per altro non n'ebbe alcun danno, salvo le ammaccature del suo panzerone di ferro.
L'insidia era sventata; i Nolesi accorrevano in furia alle mura e le lor grida empievano l'aria, facendoli parere i due cotanti del numero. Niente era da farsi più oltre, e il marchese Galeotto, sebbene contro sua voglia e scorrucciato oltre ogni dire, comandò di lasciare l'impresa, prima che il nemico sapesse di certo chi gli avea dato l'assalto.