— Coraggio, padron Giacomo! — gli disse un marinaio. — Sono stato palombaro, io; lasciate fare a me; siamo ancora in tempo. —

E si spogliava, frattanto, il bravo giovinetto. Buttata la giacca e i calzoni su di un banco, fatto il segno della croce, secondo l'uso dei marinai, si tuffò dalla prora con impeto e disparve.

In quel mezzo giungevano altre barche. In una di queste era il Ralli, accompagnato dal brigadiere. In poche parole i nuovi venuti furono messi al fatto di tutto ciò che era occorso, e muti, ansiosi, stettero aspettando che il palombaro ritornasse a galla.

Furono due minuti d'aspettazione, due minuti che parvero ore. Finalmente si videro le bollicine apparire a fior d'acqua, e poco stante ricomparve il marinaio. Era pavonazzo in volto; non poteva parlare; aveva mestieri di ricogliere il fiato.

— Orbene? — chiese il Ralli, impaziente, appena gli parve che quell'altro accennasse a parlare.

— Son là.... — rispose il palombaro, con voce tremebonda; — son là, abbracciati, in una fossa. Che orrore! Il fiotto li investe e li fa muovere ad ogni momento; ma c'è troppa corrente, e li spinge sempre più sotto a un lastrone enorme. Ho tentato di tirarli fuori, ma invano, e il fiato incominciava a mancarmi. Povero Pietro! povera Maddalena! —

Così finirono i due amanti. E fu meglio per loro aver trovato nel primo amplesso la tomba. In vita non avrebbero potuto esser felici, che a patto di esser colpevoli.

Giacomo Mendàro giunse a terra più morto che vivo. Sua moglie lo aspettava, voleva sapere, voleva farlo parlare. Quella donna aveva il dolore chiassoso come la collera.

— Andate a piangere la vostra colpa! — disse Giacomo Mendàro. — Siete voi che l'avete uccisa.

— Ah, è dunque morta, la mia figliuola, il mio sangue?