Dov'era andata in quel punto la vostra vigilanza messer Caffaro di Caschifellone?

Anche il nostro giovine Arrigo non doveva accorgersi di nulla. Quel giorno aveva dato un sobbalzo, vedendo tra i suoi liberatori Gandolfo del Moro, e a tutta prima non gli era venuto fatto di intendere le ragioni della sua presenza colà. Ma l'uomo generoso è così facile a creder generosi i suoi simili, che Arrigo si era pentito di quel suo primo e istintivo moto di stupore, e aveva perfino abbracciato il suo antico rivale.

Tutto il restante della giornata fu consacrato al riposo e alle feste dell'amicizia. Bahr Ibn era triste di dover lasciare l'amico suo che bene intendeva di perdere, e per sempre. Ma lo Sciarif era forte e seppe nascondere il suo rammarico.

Anche il Gran Priore degli Assassini annunziò che doveva partire la mattina seguente. Le sue schiere già erano in ordine e non c'era nessuna ragione d'indugiare più oltre. Abu Wefa disegnava di andare un tratto verso levante, fino alla valle di Siddim; di là avrebbe condotto la sua gente sull'altra sponda del lago d'Asfalto, e proseguendo verso settentrione, lunghesso la sinistra del Giordano, sarebbe andato a gittarsi con rapide marcie tra il regno di Gerusalemme e il principato d'Antiochia. Laggiù, in quelle gole alpestri che sono alle spalle di Tripoli, il Gran Priore voleva piantarsi saldamente e procacciarsi anche lui la sua parte di regno.

— Che farai tu? — chiese Abu Wefa a Bahr Ibn dopo avergli accennato il suo disegno. — Non seguirai l'esempio? Aspetterai qui nell'inedia una fortuna che non verrà mai?

— Vedrò; — rispose Bahr Ibn, che era rimasto pensoso. — Intendo anch'io che il guerriero non può stare a lungo senza speranza di pugna.

— Ah, lo vedi anche tu? Non hai udito, del resto? I tuoi amici Genovesi vanno all'assedio, o, come essi dicono, alla espugnazione di Tortosa. Qual campo di gloria per te! Oggi amici, e sta bene; domani avversarii, la cosa va da sè. Pensa, o discendente del Profeta, che il tuo posto, è dove si combatte per la difesa dell'Islam. —

Abu Wefa lavorava, così dicendo, per l'usurpatore Afdhal. Dopo aver negato il suo aiuto a Bahr Ibn, cercava di allontanarlo dal confine d'Egitto.

Giunse la notte, invocata, sospirata, da Arrigo di Carmandino, che affrettava il nuovo giorno coi voti. Gandolfo del Moro la desiderava invece per un'altra ragione e l'avrebbe anzi voluta due cotanti più lunga. Fatta ogni cosa secondo i consigli di Abu Wefa, il nuovo Giuda si recò dal Gran Priore. Tremava un pochino, il degno messere Gandolfo. Neanche ai ribaldi è dato di fare il male con animo tranquillo, e Gandolfo sapeva benissimo di commettere una ribalderia più nera della notte in cui sperava di nasconderla.

Il colloquio durò fino all'appressarsi dell'alba; ma assai prima che finisse, il Gran Priore aveva dato i suoi ordini, e un drappello di Fedàvi, rapiti poc'anzi alle delizie del paradiso, montava animoso in arcioni, volgendo i passi a ponente.