Arrigo da Carmandino s'era in mal punto riavuto e udiva il racconto della sua grande sventura.
— Dio! — gridò egli furente, alzando le pugna al cielo. — Questo premio era serbato ai vostri campioni? —
Caffaro fu pronto a dargli sulla voce.
— Non imprecate, Arrigo. Son gli uomini, i colpevoli, e gli uomini ci renderanno conto della loro malvagità. —
Le parole andavano ad Arrigo! ma lo sguardo si era rivolto a Gandolfo del Moro, che era giunto poco dopo di Caffaro.
— Messere, — disse Gandolfo, impallidendo, — voi dubitate di me?
— Lo avete detto; — rispose Caffaro, che non sapeva mentire.
Gandolfo del Moro abbassò la fronte e un sudor freddo gli stillò dalle tempie. Ma tosto si scosse e oppose un piglio risoluto ai sospetti di Caffaro.
— È orribile ciò che voi pensate, messere! — diss'egli di rimando.
— Orribile, in verità! — ripigliò Caffaro. — Io stesso non ardisco fermarmi col pensiero sulla scelleraggine dell'uomo, che ha potuto ordire un tradimento sì nero.