Ripassarono le strette di Cades, dove Arrigo pianse, Caffaro sospirò, e Gandolfo raccapricciò. Il biondo scudiero era ricordato in tre guise diverse.
Giunsero finalmente in vista di Kanat, senza abbattersi in anima nata. S'inoltrarono nella pianura; e nessun drappello di scorridori li fermò, nessuna vedetta diede il segnale del loro avvicinarsi alla gente del castello.
Una sicurezza così grande parve strana a Caffaro, e più ancora ad Arrigo, il quale, nella sua dimora a Kanat, e, prima di Kanat, nelle lunghe corse per quanto andava oltre il deserto, era stato testimone ogni giorno di quella vigilanza sospettosa, che gli Arabi avevano comune colle gazzelle, loro compagne in que'sterminati silenzii. E un vago sentimento di nuova paura corse per tutte le fibre del cuore di Arrigo.
Così soli e non trattenuti, nè salutati da alcuno, giunsero ai piedi del castello, che ben videro allora essere affatto deserto.
Si dice castello, ma era veramente una rozza costruzione di quattro mura, rincalzate da quattro torrioni sugli angoli. La presenza di un pozzo aveva fatto scegliere quel luogo per la fabbrica di un fortilizio, e la sua eminenza sul piano gli avea meritato il nome di Tell al Kanat. Abbandonato dagli assassini, che ne avevano fatto come una guardia avanzata del loro mobile impero, e dallo Sciarif che vi avea posto temporanea dimora, il Tell ridiventava una stazione di viandanti, dato il caso poco probabile che ne avessero a passare da quelle parti, o una ladronaia, come era stato dapprima, cioè a dire un luogo di rifugio, un covo di Arabi predoni, a cui poteva servire ugualmente, per tale uffizio un castello abbandonato, o un mucchio di rovine.
I nostri viaggiatori erano preparati alla partenza di Abu Wefa, che già aveva lasciato trapelar loro il suo disegno di muovere verso settentrione; non così alla partenza dello Sciarif, che aveva mostrato di resistere agli inviti del Gran Priore, come questi alle sue domande d'aiuto.
Interrogarono cogli sguardi l'orizzonte; galopparono per tutti i versi, cercando le traccie dei viatori. Ma la rena, smossa dal vento, non serbava le impronte. La sfinge del deserto era muta, e custodiva gelosamente l'arcano.
Arrigo vide allora la sua Diana perduta e per sempre. Si augurò d'esser morto, non che a Cesarea, sotto le mura di Gerusalemme, smaniò, maledisse al destino; finalmente gli vennero meno le forze, e il disgraziato cadde in così profondo abbattimento, che poco più sarebbe stato per lui di smarrir la ragione senz'altro.
Caffaro restava per tal modo l'arbitro della sorte. Ed esitava, come si può argomentar di leggieri, a prendere una risoluzione.
Allora si fece innanzi Gandolfo del Moro per dare il suo parere al compagno.