— Non mi dite nulla! — gridò Caffaro, perdendo ogni ritegno ad un tratto. — Io non ho fede in voi. —

Gandolfo diede un sobbalzo, a quelle acerbe parole.

— I vostri dubbi ritornano! — esclamò egli, con accento di rimprovero.

— Sì, — rispose il signore di Caschifellone, — e così non mi fossero mai usciti di mente! Lasciate che io m'appigli ad un partito. Qualunque esso sia, io debbo starne mallevadore all'amico. Ora, qualunque risoluzione io prendessi, basterebbe che mi fosse consigliata da voi, messere Gandolfo, perchè io dubitassi della mia medesima ispirazione. —

Gandolfo del Moro si accese subitamente di sdegno e la sua mano corse all'impugnatura della spada. L'ingiuria era sanguinosa, e un combattimento senza indugio, dovesse pure costargli la vita, era a gran pezza più sopportabile dell'offesa.

— Badate! — gli disse Caffaro, senza punto scomporsi. — Io troppe volte ho fatto l'obbligo mio di cavaliere, e non sento necessità di misurarmi con voi. Qui comando io, ricordatelo. Se ardite di alzare il braccio, ve lo giuro per la croce di Dio, vi fo legare colle corde dei miei arcadori alla porta del castello, e configgere nei battenti a colpi di frecce, come si usa a casa nostra colle civette e coi gufi. —

Gandolfo del Moro aveva la schiuma alla bocca, e già era sul punto di avventarsi contro il signore di Caschifellone. Ma poichè egli era anzi tutto un uomo prudente, anche nei suoi impeti più feroci, messer Gandolfo diede una rapida occhiata in giro, e vide gli arcadori di Caffaro, che si erano fatti avanti con piglio minaccioso.

Perciò si trattenne, e, sbuffando come un toro, ricacciò la spada nella guaina.

— Sono il più debole; — diss'egli, dopo un istante di pausa, — e avete ragione ad accusar me di un tradimento che avreste potuto....

— Suvvia, dite! — rispose Caffaro, infastidito da quella reticenza. — Che avrei potuto.... Che cosa avrei potuto far io? In che cosa, e in che modo, posso io andare appaiato con voi?