I due fratelli Embriaci ebbero una stretta dolorosissima al cuore, nell'udire la perdita della sorella. Messer Nicolao si pentì della fede riposta in Gandolfo del Moro. Ma era tardi, e il pentimento non rimediava a nulla. Per altro, egli stesso consigliò che si spiccasse dall'armata un naviglio, che recasse al console suo padre la triste novella, con un racconto minuto della spedizione di Gaza.
La tristezza era in tutta l'armata. I Genovesi avevano ritrovato Arrigo da Carmandino, ma aveano perduto Diana, la bella figliuola di Guglielmo Embriaco, del glorioso Testa di Maglio.
CAPITOLO XVI. La perla d'Occidente.
Perchè era partito Bahr Ibn così improvvisamente dal castello di Kanat, dove Caffaro ed Arrigo avevano sperato di ritrovarlo ancora?
La cosa merita di esser chiarita ai lettori. Torniamo dunque un passo indietro, il famoso passo dei romanzieri, che non possono mandar di fronte tutti i loro personaggi, come si fa dei soldati in linea di battaglia.
Bahr Ibn, nella notte dopo l'arrivo di Caffaro e di Gandolfo del Moro al campo di Tell el Kanat, aveva udito uno strepito niente affatto naturale in quell'ora di tranquillità. Lo Sciarif, non lo dimenticate, era un Arabo, e, come tutti gli Arabi, da Arun el Rascid, califfo di Bagdad, fino al povero Abd el Rhaman, condottiero di carovane, non dormiva che da un occhio. Aggiungete che aveva e sapeva di avere un cattivo vicino, il quale si era pur dianzi rifiutato a stringere alleanza, e troverete giustissimo che Bahr Ibn, da buon capitano, dovesse stare continuamente in sospetto.
Ora, come dicevamo, lo Sciarif aveva udito un insolito rumore nel campo. Perciò era balzato dal letto, e, uscito chetamente dalle sue stanze, era andato ad appostarsi in luogo opportuno, donde non visto dare un'occhiata all'intorno.
Una ventina d'uomini salivano in quel punto a cavallo. Al raggio dell'amica luna, Bahr Ibn ravviso le bianche tuniche e le fascie rosse dei Fedàvi, poco prima che essi vi gettassero sopra certi mantelli di grama apparenza, che dovevano nascondere altrui il grado dei cavalieri e la finezza delle vesti, e si mettessero al galoppo verso ponente.
Quella partenza di venti uomini, in quella forma, a quell'ora, e in quella direzione, mentre già il Gran Priore aveva annunziato di voler partire nel giorno seguente per tutt'altra via, era fatta per insospettire il nostro amico Bahr Ibn, e per destargli in cuore il desiderio di volerne l'intiero.
Il suo conto fu presto fatto. Chiamò uno dei suoi fidati e gli bisbigliò alcune parole, a cui quell'altro rispose con un inchino, che voleva dire: ho capito, lasciate fare a me. Poco dopo la partenza dei Fedàvi, un uomo solo usciva dal campo. Vi parrà poco per una esplorazione, lo capisco: ma Bahr Ibn sapeva il fatto suo. Non voleva svegliare i sospetti del suo degnissimo sozio Abu Wefa e si contentava di mandar fuori un uomo solo. Ma tutte le sue vedette, che stavano ad una certa distanza dal campo, avvertite da quell'uomo, dovevano mutarsi in esploratori.