Allo spuntar del sole, lo Sciarif mandò altri cavalieri verso ponente, nella direzione di Cades; in apparenza per rilevare la guardia, nel fatto per occupare un posto vuoto, poichè gli altri erano già andati, e, a mezz'ora di distanza, spartiti in varii drappelli, correvano il deserto sulle orme dei Fedàvi.
Abu Wefa non ebbe fumo di nulla, e partì da Tell el Kanat col grosso della sua gente, prima che le vedette dello Sciarif ritornassero al campo. Del resto, quello del cambio delle vedette era un particolare così poco notevole della vita soldatesca, che una novità nella forma, anco avvertita, non doveva far senso.
Bahr Ibn, in quella vece, insospettito da quella spedizione notturna, doveva raddoppiare di attenzione e por mente ad ogni più piccola cosa. Or dunque, accompagnando un tratto, per debito di cortesia, il suo compagno di accampamento, lo Sciarif si avvide che il Gran Priore, scambio di muover subito a levante, verso la valle di Siddin, che era il punto più vicino per riuscire sulla riva sinistra del lago Asfalto, piegava a settentrione, verso il pianoro di Aroer.
Lo Sciarif conosceva quei luoghi, per essersi aggirato colà lunga pezza, mentre si studiava di tirar dalla sua le tribù nomadi del deserto, che si stende alle falde dei monti di Giuda.
— Vai verso Hebron? — gli disse. — Darai di cozzo nella cavalleria dei Crociati.
— Sì, se avessi in animo di proseguire a quella volta; — rispose Abu Wefa. — Ma io vado soltanto a Bèrseba, dov'è una parte dei miei. Come vedi, Sciarif, la diversione non è grande, ed anche di là potrò piegare, senza troppo ritardo, alla valle di Siddim. —
Bahr Ibn fece le viste di crederlo, quantunque non avesse udito mai di quella guardia che Abu Wefa teneva nei dintorni di Bèrseba. E fermato il cavallo, strinse la mano ai Gran Priore, per accomiatarsi da lui.
— Dunque, hai deciso? — disse Abu Wefa. — Rimani qui, a spiare inutilmente il nemico?
— No; — rispose Bahr Ibn; — ho perduto ogni speranza.
— E vieni con noi?