— Non per ora, ma ci penso. Quello che tu mi hai detto ieri mi sta sempre nell'animo. Il posto di un discendente del Profeta è dove si combatte per la difesa dell'Islam. E poichè non posso sperare di vincere Afdhal, — soggiunse Bahr Ibn sospirando, — bisognerà pure che io mi risolva un giorno o l'altro di lasciar questi luoghi. Come vivrebbe il re del deserto, se non andasse dove è certezza di preda?

— Dunque?

— Dunque, — rispose Bahr Ibn, — aspetto un cenno. Ho anch'io qualche speranza di far gente; e presto seguirò il tuo consiglio.

— La fortuna ti assista. Andrai dunque a Tortosa?

— A Tortosa, a Tripoli, a Tolemaide, e dovunque ci sarà da combattere.

— Così va bene; — disse il Gran Priore. — Manderò la lieta notizia ai credenti. —

E inchinatosi sulla staffa, abbracciò lo Sciarif. Quindi si allontanò sulla via di Aroer, seguito dal suo piccolo esercito.

Bahr Ibn se ne tornò pensieroso al castello di Kanat, e vi rimase tutto quel giorno e un altro ancora, aspettando.

Alla fine del terzo, giunsero al campo due degli uomini che aveva mandato sulle tracce dei Fedàvi. Erano i cavalieri meglio provveduti della spedizione, e tuttavia i loro cavalli erano sfiniti dalla corsa.

— Orbene? — domandò Bahr Ibn, che nella sua impazienza era andato incontro ai due uomini.