Lo Sciarif si ricordò allora di quei compagno di Caffaro, di quel Gandolfo del Moro, la cui faccia gli era a tutta prima spiaciuta. E interrogati i suoi familiari, seppe che, durante la notte passata nel castello di Kanat, il compagno di Caffaro era stato veduto, mentre usciva dalle stanze del Gran Priore.
La risoluzione di Bahr Ibn fu pronta come la folgore.
— Dove sono andati i rapitori? — chiese egli.
— Avevano avuto ordine di accorrere alla volta di Aroer, dove il Gran Priore sarebbe andato ad incontrarli.
— Ah! — pensò lo Sciarif. — Era questo l'intento della marcia di Abu Wefa verso settentrione. Ma Eblis non ordisce così bene le sue trame, che Allà non sappia sventarle. —
E ad alta voce proseguì:
— Chiamatemi Zeid Ebn Assan. E date intanto l'avviso a tutti i nostri uomini. Si parte quest'oggi. — Il vecchio Zeid fu pronto ad accorrere. Era egli il più fido dei servitori di Bar Ibn, e quegli che aveva colle sue cure campato Arrigo da morte.
— Che vuoi, mio signore? Si parte?
— Sì, per la valle di Siddim. Ma la via non è da dirsi ora; io stesso sarò guida alla nostra gente. Fa che si radunino tutte le provvigioni d'acqua e di cibo e che i cammelli siano pronti a partire tra due ore. —
Lo Sciarif pensava che andando dritto a Siddim avrebbe potuto raggiungere Abu Wefa non troppo lunge da quel passo. Il Gran Priore, andato alla volta di Aroer, doveva infatti piegare di là verso la valle di Siddim, perdendo in tal guisa il vantaggio di tre giorni che poteva avere su lui.