Bahr Ibn non si apponeva che a mezzo. Nei dintorni di Siddim trovò bensì gli Assassini, ma non tutti. C'erano le salmerie con una numerosa scorta di cavalieri, ma Abu Wefa era già andato più oltre, e la schiera dei Fedàvi con lui.

L'arrivo dello Sciarif fu salutato con grida di giubilo. Nessuno si aspettava di veder così presto quei compagni di accampamento.

— Ebbi un messaggio appena eravate partiti; — disse Bahr Ibn, per colorire in qualche modo la sua mossa improvvisa; — e sono oramai libero di andare dove il cuore mi chiama. Per qualche giorno saremo compagni di viaggio. —

Quella promessa riguardava il grosso della sua gente, non lui. Difatti, andato avanti con essi tutto quel giorno, proseguì il cammino anche di notte, col nerbo de' suoi cavalieri. E il giorno dopo, anche i rimasti indietro, consigliati da Zeid Ebn Assan, credettero necessario di affrettarsi sulle sue tracce, lasciando indietro le salmerie di Abu Wefa.

Uscito dalla valle, o, per dire più veramente, dagli stagni di Siddim, lo Sciarif si addentrò speditamente nelle terre di Moab, muovendo per Damnaba, Ar, Dibon e Madèba. E tuttavia, quella sua corsa arrangolata non gli portava alcun frutto. Di paese in paese prendeva lingua, sapeva che i cavalieri di Abu Wefa erano passati, ma sempre con due giorni di vantaggio su lui.

— Quest'uomo ha un tesoro da custodire, — pensò lo Sciarif, — e viaggia di giorno e di notte. Facciamo uno sforzo anche noi. —

Abu Wefa, giusta il conto fatto da Bahr Ibn, non poteva avere più di cento cavalieri con sè. Per correre più spedito, Bahr Ibn deliberò di lasciare indietro un'altra parte de' suoi, con ordine di proseguire come più sollecitamente potevano; ed egli con cento de' suoi migliori si rimise in cammino, risoluto di guadagnare nelle prime ventiquattr'ore una marcia.

La fortuna gli arrise. A Chirb el Sâr, l'antica Abel Cheramin della tribù di Gad, ebbe ancora notizie di Abu Wefa, che era passato il giorno avanti di là. Con un altro sforzo egli era sicuro di raggiungerlo al guado dello Jabok Serca, affluente del Giordano, che scorre alle falde della storica montagna di Galaad. Ma temeva a ragione di stancar troppo i cavalli, e si contentò per quella volta di guadagnare soltanto poche ore.

La seconda marcia fu condotta anch'essa in tal guisa, per risparmiare le forze dei cavalli. E fu bene, perchè, guadagnando poche ore ogni dì, alla mattina del quarto si giunse al poggio di Tell Asterè, che era stato abbandonato nella notte dalla cavalcata di Abu Wefa.

Fu quella per Bahr Ibn il caso di meditare sulle ragioni del Gran Priore, nello intento di cavarne una norma per sè.