Anzi tutto, perchè Abu Wefa si era dato a correre in quel modo, che meglio poteva chiamarsi fuggire? Temeva forse di Bahr Ibn? Pensando che Abu Wefa sapeva esser questi amico di Arrigo e che poteva essere avvertito da lui del rapimento della sua fidanzata, il sospetto non era mica fuori di luogo. Ma il Gran Priore poteva temere eziandio d'un altro pericolo, cioè a dire d'una corsa dei giovani Crociati ad Hebron, donde la notizia del colpo, facilmente trasmessa a Gerusalemme, avrebbe potuto dare appiglio ad una spedizione di Franchi. Varcato il Giordano poco sotto a Tiberiade, un capitano ardito, come ad esempio Tancredi di Taranto, non avrebbe trovato molto difficile il còmpito di attraversarsi sulla strada per cui risaliva Abu Wefa. E questo era infatti il timore più forte del Gran Priore; il quale in ogni altra occasione non avrebbe creduto che tutte le forze d'un regno potessero uscire in battaglia per riconquistare una donna; ma, dopo aver visto la sua preda, doveva essere di contraria opinione.
Gandolfo del Moro non lo aveva ingannato. Quella che il traditore aveva additato alle sue brame era davvero la perla d'Occidente. E Abu Wefa pensava a ragione, che, se le perle d'Oriente erano difficili a prendere, quelle d'Occidente dovevano essere anche più difficili a conservare.
Non molto dissimile dalla sua era l'opinione del biondo scudiero, che andava in mezzo alla cavalcata, chiuso in una lettiga, insieme colle donne del Gran Priore.
Diana era triste, ma nella sua medesima afflizione aveva attinto la forza di resistere agli eventi. Custodiva gelosamente, nascosto nella cintura, un pugnaletto dalla impugnatura d'acciaio ageminato, dono della favorita di Abu Wefa.
— Io ti amo e ti odio; — gli aveva detto costei. — Ti amo perchè sei infelice; ti odio perchè sei bella.
— Non mi odiare, compiangimi! — rispose Diana. — La bellezza è un triste dono.
— Che ti fa cara al mio signore; — notò la schiava di Abu Wefa, con accento di profonda amarezza.
— Io non amo il tuo signore, la mia fede è giurata ad un altr'uomo. O sarò sua, o morrò. Vedi, anzi, — soggiunse Diana, che per farsi intendere da quella donna doveva aiutarsi molto coi gesti, — se tu vuoi darmi quel pugnaletto che pende dalla tua cintura, esso sarà la mia salvaguardia. —
E fece l'atto di piantarselo nel petto.
— Da senno? — chiese quell'altra.