— Lo giuro pel mio Dio. —

Un lampo di gioia balenò dagli occhi della schiava.

Quella disgraziata amava Abu Wefa. Ella stessa da poco tempo era succeduta ad un'altra nelle grazie del suo signore, e tremava di vedersi posposta a quella nuova bellezza.

Il pugnaletto di Kadigìa, che tale era il nome della favorita, passò tosto nelle mani della povera Diana, che allora, soltanto allora, si sentì più tranquilla.

Altri pensieri incominciavano a raffidarla. Notava anzitutto che il capo degli Assassini, assorto nelle cure del viaggio, non le aveva ancora detto una parola che accennasse ad un disegno fatto su lei. L'avea data in custodia alle sue donne, che viaggiavano entro lettighe gelosamente coperte e guardate continuamente da uno stuolo d'eunuchi; e tutta la famiglia muliebre era separata rigorosamente dalla schiera dei Fedàvi, i quali marciavano sempre all'antiguardo.

Inoltre, quel correre affannoso del Gran Priore verso le terre di Moab, se per avventura la conduceva lunge da Arrigo, dinotava altresì che Abu Wefa temeva di essere inseguito. Caffaro non si era egli riunito ad Arrigo? E Arrigo non era egli l'ospite e l'amico di Bahr Ibn? Da lui, da lui certamente, fuggiva Abu Wefa con tanta sollecitudine.

E un barlume di speranza rompeva le tenebre di quell'anima afflitta. Era impossibile che la misericordia di Dio si fosse così allontanata da lei, dalla figlia e dalla fidanzata di due valorosi campioni della fede. Ma infine, perchè avrebbe temuto? Non dispera mai di salvarsi, chi sa di poter trovare, ove occorra, il suo rifugio nella morte. E Diana era risoluta di morire.

Intanto proseguiva il viaggio nella solitudine di quelle sterminate pianure di sabbia, su cui si stendeva nel giorno la volta infuocata del cielo, nella notte un padiglione di zaffiro, in mezzo al quale la splendida luna appariva regina tra un esercito scintillante di stelle.

In alcuni punti si mutava la scena, e lo sguardo salutava ameni colli coronati di querce e d'allori, o valli romite, in cui l'arancio, la palma e il melagrano, si vedevano coperti di fiori e di frutti.

Si costeggiava infatti la gran valle del Giordano e il suolo sentiva la vicinanza delle acque.