Torniamo a Bar Ibn. Egli non è lontano. Dalla eminenza di Tell Asterè, un poggio famoso su cui gli antichi Ebrei offrivano sacrifizi ad Astaroth Karnaim, l'Astarte bicorne di Siria, egli aveva veduto all'orizzonte il polverìo sollevato dalla cavalcata di Abu Wefa. E riposati alquanto i suoi, disegnò di tenergli dietro senza aspettare la notte.
Il Gran Priore incominciava appena allora a respirare più liberamente. Era giunto all'altezza del lago di Tiberiade, o di Genezaret, se vi torna meglio, e si dileguava il pericolo di veder capitare qualche legione di Crociati che gli sbarrasse la strada. Ma appunto in quel giorno doveva cascargli addosso il peggio, e tanto più molesto quanto meno aspettato.
Di poco era passato il meriggio, quando uno dei suoi refilìs, che comandava la retroguardia, lo avverti d'una grossa cavalcata, che veniva dietro a loro, muovendo anch'essa da Tell Asterè.
Il pensiero di Abu Wefa corse incontanente ai Franchi del regno di Gerusalemme. Ma come avevano potuto essere così presto avvisati del suo passaggio? E come mai gli sbucavano alle spalle, senza pensare che egli aveva la via libera davanti a sè per fuggire? Ma l'aveva libera davvero? E non era piuttosto da temere che ogni cosa fosse disposta per coglierlo in mezzo?
Questo timore lo fece rimanere alquanto perplesso.
— Se volgessi senz'altro a levante? — pensò. — Ma per un semplice dubbio... per un sospetto..... avventurarmi in un paese così scarso d'acque, e di viveri, mentre il restante dell'esercito mi segue a tre o quattro giornate di marcia? —
Il Gran Priore era lontano le mille miglia dal pensare a Bahr Ibn. Sui primi giorni lo aveva temuto; ma lassù, oltre i monti di Galaad, di Serca e di Agelun, che aveva superati con tanta celerità, ogni paura d'inseguimento da quella parte gli era uscita intieramente dall'animo.
Quella esitanza gli aveva già fatto perdere una mezz'ora di tempo. Aggrottò le ciglia, vedendo che quegli altri si avanzavano sempre più, e comandò alla sua gente di prendere il galoppo. Ma anche i nemici, poichè tali bisognava considerarli oramai, anche i nemici lo imitarono, e la distanza fra le due schiere non si accrebbe, come egli aveva sperato.
Si fermò allora, pieno di mal talento, e deliberò di vederci chiaro.
— Vadano avanti i cammelli e i lettighieri; — diss'egli; — noi torneremo indietro, per farla finita con queste incertezze. —