Diede una rapida occhiata a Zeid Ebn Assan, che parve intenderlo a volo. Indi, spronato il cavallo, si serrò addosso al Gran Priore e lo afferrò per un braccio, tentando di levarlo d'arcione.

Questi, a sua volta, benchè sorpreso, strinse le ginocchia nei fianchi dei suo corridore, pensando che questo, con una violenta strappata, lo avrebbe tolto dalle unghie del suo avversario, meglio che non potesse fare egli stesso con un colpo di mazza, quand'anche fosse riuscito ad abbrancare la sua arme ferrata. Ma quantunque il generoso animale obbedisse prontamente all'impulso del suo signore, egli non fu più in tempo di svincolarsi. Zeid Ebn Assan afferrava il cavallo per le redini; uno stuolo di cavalieri, cacciatosi improvvisamente tra lui e i pochi che lo avevano seguito, gli si addensava minaccioso dintorno.

L'assalto era stato così repentino, che i compagni di Abu Wefa rimasero come storditi, e non ardirono muoversi in sua difesa. In meno che non si dice, il Gran Priore fu strascinato a terra e saldamente legato.

Fremeva di rabbia, il malvagio, e aveva la schiuma alla bocca.

— Tu mi dirai, o Sciarif, — gridò egli, spirando dal labbro tutto il furore che non poteva manifestarsi col braccio, — la ragione di questa ingiuria ad un amico, ad un ospite. Nel mio accampamento di Tell el Kanat, io ti ho accolto come si accoglie un fratello.

— Sì, — rispose Bahr Ibn, con accento sarcastico, — per farmi poi comparire un traditore, un ribaldo, agli occhi degli amici ed ospiti miei.

— Io non t'intendo; — disse Abu Wefa.

— Non m'importa; m'intenderai tra breve. —

E fattosi verso i compagni di Abu Wefa, lo Sciarif comandò loro che scendessero tutti da cavallo, salvo uno che aveva a portare un messaggio.

— Non sarà fatto alcun male al vostro signore, se voi non vi muovete; — diceva Bahr Ibn. — Uno di voi se ne torni a quella gente laggiù, e dica loro che vuol essere una guerra a morte, se non stanno tutti immobili al comando. —