— No, son io che vi sfido; — tuonò lo Sciarif; — ad Antiochia, e dovunque, son sempre stato io il primo. Là da mezzodì, verso Medina, a due tratti d'arco fuor delle mura, è un piano che dicono del Sicomòro. Giuriamo una tregua di quattro giorni, di sei, di otto; insomma, di tanti giorni quanti saranno i campioni d'Occidente, a cui giovi di misurarsi con me. Al piano del Sicomòro andrò con cinquanta dei miei cavalieri; veniteci con altrettanti, e farò di rimandarvi pentiti.

— Bandisci la giostra e terremo l'invito; — disse Caffaro, infiammandosi alla sua volta. — Ma un giorno ed un scontro basteranno.

— Ti è lecito di sperarlo; — ribattè lo Sciarif con accento sarcastico. — Io vedrò alla prova il novello cavaliere di San Giovanni; vedrò se un uomo, il quale ha rinunziato alle gioie dell'amore, potrà vincerne un altro che per la prima volta le intende.

— Tu puoi deridere un voto, strappato ad Arrigo di Carmandino dal più giusto dolore. Ma bada, o Sciarif; ci sarà sempre dopo di lui chi non ha rinunziato a nessuna tra le dolci impromesse della vita. Tutto il fiore dei cavalieri di Genova soccomberà, se fia mestieri, per liberare madonna Diana.

— La perla dell'Occidente! — esclamò Bahr Ibn, passando improvvisamente dal furore alla tenerezza. — Così la chiamava Abu Wefa, quando mi gittò l'incantesimo, che ora mi brucia le carni.

— E sia questo il suo nome; — conchiuse Caffaro di Caschifellone. — La perla d'Occidente ha da tornare al suo lido. Ho la tua parola, o Sciarif?

— Pel sangue di Fatima, lo giuro. Siate contenti voi di scendere in lizza, come io sono desideroso di mostrare a quella donna che io valgo da solo tutti i suoi prodi campioni. —

Caffaro di Caschifellone se ne uscì da Tortosa assai più tranquillo di quando c'era entrato. Infatti, il nostro amico sapeva due cose: il rispetto di cui madonna Diana era circondata nella sua stessa prigionia, e la possibilità di riaverla.

Di quest'ultima cosa non era a dubitarsi. Arrigo era uno dei primi giostratori della Cristianità; poi, avrebbe dovuto combattere contro un uomo che egli aveva già vinto in altra occasione, e senza l'alta lusinga del premio. Infine, dopo Arrigo non c'erano tutti i migliori di Genova? Non c'era Ugo Embriaco? Non c'era lui, Caffaro di Caschifellone? Non c'era Pagano della Volta, Ingo Mallone, Ferrario di Castello, e un centinaio d'altri, schermidori valenti e pronti ad ogni sbaraglio?

Con questo pensiero in mente, il nostro Caffaro giunse al campo latino. Tosto gli furono intorno tutti i giovani cavalieri dell'esercito, per saper da lui le novelle. Ma il giovane, che preludiava così facilmente a tutte le onorevoli ambascerie di cui fu ricca la sua vita pubblica, volle anzi tutto recarsi a conferire coi capi; tra i quali, come vi sarà facile argomentare, avea luogo il Carmandino.