Messer Guglielmo Embriaco, appena i messaggeri vennero a dirgli che due galere dell'armata genovese, la quale stava dalle parti d'Antiochia, erano giunte a Joppe ad aspettare i suoi comandi, lasciò Arrigo da Carmandino a capo delle schiere genovesi in sua vece, e corse al mare, seguito dal figlio Ugo e da una compagnia di balestrieri.

Il Carmandino, del quale ho taciuto finora per la necessità di tirare innanzi il racconto, s'aveva guadagnato molta rinomanza in mezzo ai Crociati d'ogni nazione, per le prodezze sue non meno che per la saviezza dei consigli. Durando l'assedio d'Antiochia, uno dei capi saracini, cavalier generoso e insofferente di indugi, era uscito dalla città sfidando a singolare combattimento quello dei cavalieri cristiani che si fosse sentito da tanto. La novità della cosa, più che la fama del guerriero, la quale era del resto grandissima, avean fatto rimanere un tratto incerti i baroni crociati, e di quell'istante fece suo pro' il Carmandino per andar contro all'araldo e raccogliere primo il guanto di Bahr-Ibn, chè così avea nome il Saracino.

La giostra si tenne il giorno di poi, su d'una spianata in riva all'Oronte, presenti i capi dell'esercito latino da una banda, e quei degl'infedeli dall'altra. Guglielmo Embriaco avea di sua mano indossata la maglia d'acciaio al diletto giovane e serratagli la gorgiera dell'elmetto sul collo.

L'assalto fu violento da ambe le parti; ma Arrigo da Carmandino stette fermo in arcioni. La sua lancia si era spezzata contro l'elmo dell'avversario, che ne ebbe come uno stordimento al capo, e fu appena a tempo di trarre la spada, quando Arrigo tornò a briglia sciolta sopra di lui. Il cozzo dei ferri durò lunga pezza, chè bene combattevano ambedue; finalmente il Saracino toccò un colpo sì fiero, che gli ruppe l'elmetto e aperse ancora una lunga ferita sul fronte. In quanto ad Arrigo, egli aveva l'armatura rotta in due o tre punti e spargeva anch'egli il suo sangue per due ferite, fortunatamente non gravi.

Il cavalier saracino si diede per vinto. La sorte delle armi lo avea fatto prigioniero del Cristiano; ma il Carmandino non volle saperne di riscatto, e come Bahr-Ibn fu risanato, egli lo rimandò libero in Antiochia, non chiedendo altro da lui se non che si astenesse dal combattere contro i Cristiani fino all'espugnazione della città, o altrimenti alla levata dell'assedio. Là qual cosa essendo giusta, secondo le costumanze guerresche d'allora, fu giurata dal Saracino, che si partì dal campo, commosso per tanta gentilezza d'animo, e quasi contento d'essere stato vinto alla prova dell'armi da un cavaliere siffatto.

Torniamo ora a Guglielmo Embriaco, che abbiamo lasciato sulla strada di Joppe. Giunto colà, ebbe a mala pena il tempo di salire a bordo della galera padrona, e di chiedere novelle ai suoi della amata figliuola, che i marinai in vedetta sui calcesi annunziarono la presenza di molte vele dalla parte del mezzogiorno.

L'Embriaco salì tosto sul castello di poppa per osservarle, e conobbe esser quelle di parte nemica. Le navi dei latini erano infatti a tramontana, nel porto di San Simeone, e quest'altre venivano da Ascalona, dove sapevasi raccolta l'armata del soldano d'Egitto. Messer Guglielmo, colla prontezza d'occhio del marinaio, non istette molto ad intendere com'egli s'avesse davanti tutte le forze navali del Soldano, e, prima di scendere dal castello di poppa, aveva già formato il suo disegno nell'animo.

Passarono tre quarti d'ora, in cui le navi degli egiziani non fecero che avvicinarsi a furia di remi, dacchè il vento spirava poco propizio alla loro venuta. I marinai genovesi stavano affacciati alle scale di fuori banda e lunghesso le impavesate, guardando con ansietà quei legni, il cui numero si accresceva man mano che si facean più vicini, e non levavano gli occhi da quella parte se non per guatare all'Embriaco, che stavasi ritto, colle braccia incrociate sul petto e le ciglia aggrottate.

Lo stato delle due galere non era per fermo il migliore del mondo. Erano esse ben armate e difese da uomini gagliardi, sotto il comando di un prode capitano; ma che cosa avrebbe potuto il valore contro quelle trenta navi saracene, le quali non aveano che a presentarsi in lizza per vincere?

Questi ed altri somiglianti erano i pensieri della marinaresca; ma egli bisognerà dire a sua gloria, che nessuno pensava alla resa. Già tutti si disponevano a combattere disperatamente e a farsi ammazzare sull'arrembata.