— Pare anche a me d'indovinarlo, — riprese Ugo. — E se io non m'ingannassi...

— Dovreste ammettere, fratello mio, — interruppe messer Nicolao con accento tra malinconico e severo, — o la prova dell'innocenza, o la giustizia di Dio.

Ugo Embriaco non aggiunse parola.

— Ma forse v'ingannate, — continuò Nicolao. — Ed ora, messeri, lasciate passare il cavaliere innominato. Io lo conosco e sto mallevadore per lui.

— Grazie! — mormorò lo sconosciuto, chinando la fronte sul collo del suo destriero, come se non gli paresse bastante la visiera dell'elmo a nascondere la sua commozione.

Gli araldi cristiani diedero una seconda volta nelle trombe in segno di sfida, e al loro squillo risposero tosto dall'altra parte le trombe dei Saracini.

Bahr Ibn fu sollecito a ritornare nello steccato, con una nuova rotella al braccio e una nuova lancia nel pugno.

Egli guatava frattanto quell'altro avversario che gli era opposto dal campo cristiano.

— È nero dal capo alle piante come Azraele! — dicevano i suoi cavalieri intorno a lui.

— Ben venga l'angelo della morte! — gridò lo Sciarif. — Egli mi avrà liberato da un peso assai grave. Ma temo, — soggiunse, con un accento tra minaccioso e triste, — che non sarà neppur lui il padrone della mia vita. —