Tutto ad un tratto scosse fieramente la testa, come uomo che abbia presa una risoluzione subitanea, e si avanzò nel mezzo del campo.
— Cristiani, udite; — gridò egli allora. — Il vostro profeta di sciagure mi ha pronosticato la morte per questo medesimo giorno. Se esco dalla lizza, direte che lo Sciarif è stato colto dalla paura. E poi, se è vero che la mia ultim'ora sia giunta, non sarà meglio il morir qui, della morte del guerriero, che per via, o entro le mura di Tortosa, per un malore improvviso e volgare? Rimarrò dunque, per altri due scontri, se vi dà l'animo di tentare la prova, e vedrò subito qual fede meritasse l'augurio. Son fresco ancora di forze; le mie membra non hanno toccato una di quelle graffiature che pure si hanno così facilmente da una mano di donna. A voi dunque, poichè siete uomini; non rimandate il pericolo a domani; io son pronto. —
Le acerbe parole punsero i cavalieri cristiani, a cui bastava assai meno, per uscire da quella inerzia apparente. Invero, nessuno di que' baldi giovani si era attentato di proporre la continuazione della giostra, perchè lo Sciarif aveva detto fin da principio di non volere che due campioni al giorno. Ma poichè egli rompeva la sua legge, balzarono tutti verso lo steccato, gridando di esser pronti del pari; e Caffaro di Caschifellone tra i primi.
— Oramai, — diss'egli, — nessuno vorrà contendere il primo luogo all'amico e al compagno di Arrigo da Carmandino.
— Io ve lo contendo, messere; — gridò Nicolao. — Se voi siete l'amico di Arrigo, io sono il fratello di madonna Diana, per cui si combatte quest'oggi. Neanche Ugo mio fratello potrebbe passarmi innanzi, perchè, se egli è il primo capitano dell'armata, io sono (io, m'intendete?) il primogenito degli Embriaci.
— È giusto! è giusto! — gridarono tutti. — Il primo luogo a messer Nicolao! —
Al giovine signore di Caschifellone dispiaceva quel consenso universale. Già due campioni erano stati abbattuti dal Saracino. Il terzo, poi, non aveva di grande che il nome, e Caffaro temeva a ragione di vedergli fare, per sua imperizia, la fine che avevano fatto i primi due, uno per capriccio di fortuna e l'altro in espiazione de' suoi falli. Comunque fosse, una terza sconfitta in quel giorno sarebbe stata troppo dolorosa, e avrebbe nociuto grandemente al buon nome dei cavalieri di Genova. Perciò doleva a Caffaro di vedere come tutti s'inchinassero al volere di messer Nicolao, ed egli tentò ancora una volta di smuoverlo.
— Sia pure come voi dite; — replicò. — Ma perchè non vorreste concedermi in grazia ciò che sarebbe l'orgoglio di tutta la mia vita? Pensate, messer Nicolao, che i capitani non debbono avventurarsi in ogni maniera d'imprese, che il loro senno e il loro valore sono sacri alla salvezza di tutti....
— Perchè dite voi ciò? — chiese una voce alle spalle di Caffaro.
Era la voce del cavaliere sconosciuto, che credeva finalmente opportuno di rompere il silenzio.