— Sappiate, messere, — proseguì egli, — che i capitani debbono saper comandare, ma altresì combattere all'uopo, come l'ultimo dei loro uomini d'arme. —

Caffaro voleva rispondere. Ma gli parve di conoscere quella voce e rimase perplesso.

— Del resto, — riprese lo sconosciuto, — messer Nicolao non entrerà in lizza contro il Saracino. E di ciò spero sarete contento. Antiochia, il mio cavallo! —

Le ultime parole erano rivolte ad un vecchio scudiero, che pareva le aspettasse, poichè egli fu d'un balzo fuor della cerchia degli astanti, e tornò poco dopo, conducendo un destriero fieramente bardato di maglia e munito d'un ampio frontale d'acciaio.

I cavalieri, che erano pur dianzi così pronti a contendersi l'onore di scendere in lizza, guardarono stupefatti quell'uomo, che si prendeva il primo luogo senza pure domandarlo; indi si volsero a messer Nicolao, e rimasero sbalorditi senz'altro, vedendo com'egli non tentasse neanche di resistere.

— Chi sarà mai?

— Uno dei nostri non è.

— Son tutti a visiera alzata, i nostri campioni; e costui, nelle membra e nella voce, non somiglia ad alcuno.

— E perchè mo' gli lasciano il campo libero?

— Certo, è un campione disceso dal cielo.