— L'arcangelo San Michele!
— O San Giorgio il valente.
— San Giorgio, di sicuro. Vedete come impugna la lancia! —
E il grido corse rapidamente tra le file. Quel cavaliere non era, non poteva essere altri che il glorioso barone San Giorgio. Del resto, una certa somiglianza c'era, tra lo sconosciuto e San Giorgio. Il forte guerriero di Cappadocia non aveva corso anche lui la sua lancia, per liberare una povera principessa dalle ugne del drago?
Era quello il tempo dei miracoli, non lo dimentichiamo. Pochi anni addietro, Sant'Andrea era apparso tre volte ad un prete di Marsiglia, per annunziargli che in una chiesa d'Antiochia si sarebbe rinvenuta la santa lancia, quella appunto che aveva trafitto il costato di Gesù Cristo in croce. E qualche giorno dopo l'invenzione della Santa Lancia, uscendo i Crociati a battaglia, non avevano avuto il soccorso di tre cavalieri vestiti di bianco, che il legato pontificio, uomo a cui si poteva credere senz'altro, affermò essere San Giorgio, San Teodoro e San Maurizio in persona? E in Gerusalemme, nella cappella del Santo Sepolcro, non si ripeteva forse ogni anno il miracolo delle lampade, che si accendevano senza mestieri d'aiuto?
Per altro, se la pia moltitudine dei Crociati credeva ai miracoli, non ci avea fede Bahr Ibn. Egli era in questo un vero discendente di Maometto, che di miracoli ne avea fatto uno abbastanza istruttivo; quello, io vo' dire, di andare alla montagna, poichè la montagna non volea muoversi per andare a lui.
Ora, come ebbe veduto entrare in lizza quel nuovo guerriero, lo Sciarif non seppe trattenersi dal dire:
— È dunque mia sorte di combattere cogli sconosciuti? Il tuo nome, se puoi confessarlo!
— Il mio nome! — esclamò il cavaliere misterioso. — Esso è scritto sulla punta della mia spada. —
A quella fiera risposta Bahr Ibn diede in un ghigno sarcastico.