— Poco fortunate, le vostre spade, o cristiani! Oggi non hanno avuto neppure il tempo di uscire dal fodero.

— Non t'inorgoglire per questo! La fortuna ti ha concesso il suo primo sorriso. Il cielo ti ha dato di uccidere il secondo dei tuoi avversarii, perchè.... così doveva accadere; — soggiunse con pietosa reticenza lo sconosciuto. — Ma Iddio non è già sceso a patti cogl'infedeli, ed io ti consiglio d'implorarne la misericordia nella tua ultima ora.

— Non temo la morte; — gridò esacerbato lo Sciarif. — Ma non foss'altro, per provarti che menti.... —

E senza finir la frase, voltò il cavallo per prender campo, e tornare a briglia sciolta sull'avversario.

Il cavaliere sconosciuto rimase immobile al suo posto; ma appena vide che Bahr Ibn, compiuto il suo tratto di cammino, si rimetteva alla corsa contro di lui, diè di sproni nei fianchi al cavallo, e corse colla lancia spianata, alla volta del nemico.

E qui va notato un fatto, che dimostra come lo sconosciuto facesse a fidanza colla gagliardìa dei suoi muscoli d'acciaio. Scambio di stringere il tronco della lancia tra il braccio e il costato, come portava la consuetudine, prima che fosse inventata la resta da trattener l'arma sulla corazza, egli ne piantò finalmente il calcio tra il petto e i muscoli tesi dell'òmero, che erano così stretti al costato da formare il più saldo degli ostacoli, guadagnando per tal modo la lunghezza d'un cubito. Ora, perchè il colpo non gli andasse sviato al primo intoppo, non occorreva soltanto che il petto fosse gagliardo, ma altresì che il pugno avesse la tenacità inflessibile del bronzo.

E così era di fatti. I due focosi destrieri si toccavano appena, e già l'asta dello sconosciuto coglieva Bahr Ibn sotto la gorgiera, mentre l'antenna di quest'ultimo balenava senza far colpo davanti alla rotella del suo avversario.

Non valse al generoso Antar di tentare uno dei suoi salti di fianco. La lancia del cavaliere misterioso non era costretta a seguire una linea immutabile. Il calcio faceva pernio in un punto solo, e il pugno poderoso che la tenea salda, poteva aiutarla a seguire i movimenti del nemico, mantenendone la punta sul petto di lui. Liberare il suo signore non era dunque possibile; e Antar s'impennò, sbuffando, sotto la spinta gagliarda. Lo Sciarif si strinse colle ginocchia ai fianchi del destriere; lasciò cadere la lancia e le redini; cercò la sua mazza all'arcione, ma non ne venne a capo, respinto com'era da quella terribile antenna. Provò allora ad arrovesciarsi sulla groppa per scivolargli da un lato, come i cavalieri della sua nazione, quando si piegano col petto in fuori per raccogliere un anello, od altro premio della corsa, che sia posato a terra, mentre il cavallo prosegue la via. Ma l'asta del nemico incalzava; il cavallo era impennato; e lo Sciarif cadde miseramente d'arcione.

Se la gorgiera di Bahr Ibn non fosse stata di buona tempra, quel colpo di lancia lo avrebbe certamente finito.

Un grido di giubilo si levò allora nel campo crocesegnato. Finalmente, il cielo veniva in soccorso dei suoi.