Un masso scagliato da una catapulta non avrebbe fatto rovina maggiore. Lo Sciarif balenò un tratto sulle ginocchia, annaspò colle braccia; lasciò cadere la spada, e andò ruzzoloni sul terreno.
A quel colpo maestro, i Cristiani riconobbero il loro campione.
— Tosta di maglio! — gridarono. — È il glorioso Testa di maglio! —
I lettori rammentano certamente, non per merito mio, ma per l'altezza del personaggio, quello che di Guglielmo Embriaco ho raccontato in principio. Nella presa di Gerusalemme il forte uomo aveva rotto in simil guisa l'ostacolo che opponeva al suo passaggio un manipolo di Saracini; e il soprannome di Testa di maglio aveva consacrato l'impresa.
Immaginate l'allegrezza di tutti quei cavalieri, quando credettero di aver conosciuto l'eroe. Immaginate quella di madonna Diana, al cui pensiero già era balenato il dubbio che quel cavaliere sconosciuto potesse essere il padre suo, poichè egli lo ricordava tanto nella voce e negli atti. Il dubbio, ho detto, e non altro. Infatti, come poteva egli trovarsi laggiù, davanti a Tortosa? Ella non sapeva già che Arrigo da Carmandino e Caffaro di Caschifellone, tornati appena dalla trista spedizione di Gaza, avevano spiccato una galera sottile dell'armata di Tortosa, per mandare incontanente a Guglielmo Embriaco l'annunzio di ciò che era avvenuto alle strette di Cades. Non sapeva già, che, un mese dopo l'invio, erano capitate nelle acque di Tortosa altre otto galere genovesi, comandate da Mauro di Piazzalunga e da Pagano della Volta, e che quando lo Sciarif ebbe bandita la giostra di cui essa doveva essere il premio, i comandanti dell'armata genovese non avevano accettato l'invito, se non dopo un consiglio tenuto sulla galera padrona, consiglio segreto, a cui erano stati ammessi soltanto i più vecchi, gli uomini consolari della spedizione, e che era parso misterioso più del bisogno a Caffaro e ad Arrigo.
Udite le tristi nuove di Soria, messer Guglielmo non aveva posto tempo in mezzo, e, con tutte le navi che erano allestite nel porto, si era messo alla via per lo stretto di Messina, donde a golfo lanciato aveva fatto cammino per alla volta di Rodi e Tortosa. Non era sicuro di salvare la sua bella figliuola; ma aveva giurato di vendicarla.
Ma torniamo al racconto, che, per questi cenni necessarii, abbiamo dovuto interrompere.
— Sì, Testa di maglio! — gridò lo scudiero, che poc'anzi aveva risposto al nome d'Antiochia, e che era per l'appunto il nostro Anselmo, il vecchio arcadore, il servo prediletto di madonna Diana. — Testa di maglio, castigo dei miscredenti e dei rapitori di donne! —
Nuove grida risposero alle parole del vecchio Anselmo. Quel terribile cavaliere che ristorava le sorti della giostra e il buon nome delle armi genovesi, era proprio messer Guglielmo, il vincitore di Gerusalemme e di Cesarea, il console del Comune di Genova.
Intanto l'Embriaco era corso addosso all'avversario, per mettergli il ferro alla gola. Si trattenne, per altro, vedendo che lo Sciarif non faceva atto di resistenza, e chiamò i valletti, perchè andassero in aiuto del vinto.