Slacciato l'elmetto, si vide lo sfregio alla guancia; ma questo non era grave, e il sangue che inondava la faccia di Bahr Ibn non doveva esser sgorgato in copia così grande da una così lieve ferita. Zeid Ebn Assan, che era accorso a sua volta, vide pur troppo donde venisse quel sangue. Le labbra del ferito ne erano tutte imbrattate, e ad ogni tanto ne davano fuori, minacciando di soffocarlo.

— Mio signore! — gridò il vecchio Zeid, con voce lagrimosa. — Mio dolce signore! —

E così dicendo, si fece con amorosa cura a sollevare da terra il caduto. Tra lui e i valletti, ne vennero a capo, e l'infelice Bahr Ibn potè finalmente trarre il respiro.

— Aveva ragione il profeta! — mormorò lo Sciarif. — Sono un uomo spacciato.

— Perchè dici tu questo? Vivrai, gloria dell'Islam; la mano dell'onnipotente è ancora distesa su te.

— No, mio Zeid, mi sento morire. Non vedi? — E accennava il sangue che gli fiottava dalla bocca. — Ho il petto infranto, e le menzogne pietose non giovano. —

Zeid Ebn Assan diede in uno scoppio di pianto. Egli bene intendeva come ogni speranza fosse perduta oramai.

— Non piangerei — riprese Bahr Ibn. — Così era scritto lassù. E a me non duole il morire... purchè non mi maledica Diana....

— Essa ti compiange, mio signore! — rispose il vecchio, che aveva veduto la fanciulla degli Embriaci discendere dal palco, e gettarsi nelle braccia del padre, poco lunge da loro. — Il cuore della bionda cristiana è buono, e sa perdonare le colpe d'amore. Ah perchè doveva il destino colpir noi in tal guisa, e privarci di te, quando ne era più grande il bisogno?

— Meglio così — disse Bahr Ibn. — È la morte del guerriero, e niente è più bello... del morir giovani... quando non si spera più nulla dagli angeli della vita. Ditemi... — soggiunse, dopo aver fatto uno sforzo, per rattenere lo sgorgo del sangue dalle fauci; — vive Arrigo? Potrà risanare?