— Bene! — ripigliò il capitano sorridendo. — Ma badate di tenervi nascosti nella macchia fino a tanto non vi sarete assicurati che il parapetto sia sguernito di custodi. Ad ottenervi questo, ci penso io. Andate. —
I giovani non se lo fecero dire due volte, poichè tanto all'uno quanto all'altro premeva di giungere, se pure fosse stato possibile, in aiuto ad Arrigo da Carmandino. Frattanto l'Embriaco volgeva alla parte più bassa del muro, e, raccolto colà il nerbo dei suoi, faceva grandi apparecchi alla vista dei nemici. Tutte le scale che avevano servito per superare il primo ostacolo alla espugnazione della città, furono immantinente portate davanti al secondo, e quasi tutte concentrate in un punto; della qual cosa molti Saracini si sbigottirono, altri presero argomento a sperare.
— Ci assalgono in troppi da un lato solo; — diceva l'Emiro, il comandante della terra; — noi non correremo dunque il pericolo di sparpagliare le nostre forze e saremo pronti a respingerli.
— E poi, signore, — chiese timidamente il Cadì, anziano della città, — che farai tu?
— E poi, con una vigorosa sortita compiremo l'opera nostra, incalzandoli fino alla spiaggia e buttandoli in mare, prima che abbiano tempo a salir sulle navi. —
Il Cadì non aveva una fede così grande nelle sorti della difesa. Uomo di legge e non dedito alle armi, era alieno così dalle speranze come dai bellici ardori del suo collega. Per altro, non ardì ripeter parola, e si allontanò dalle mura, per recarsi alla Moschea maggiore dove erano radunati i vecchi, le donne e i fanciulli, ad implorare la misericordia di Allà.
I Cristiani, frattanto, appoggiate le scale, muovevano all'assalto, sostenuti da dugento scelti arcadori, che con tiri aggiustati si studiavano di ferire quanti Saracini si affacciassero alla merlata.
Famosi erano allora gli arcadori di Liguria, e grandemente ricercati d'allora in poi presso tutti gli eserciti della Cristianità. La loro valentia del resto era nota anche in tempi più antichi, ed aveva giovato moltissimo ai Cartaginesi, nelle loro guerre con Roma. La ragione di questa eccellenza nelle armi da trarre non era difficile a trovarsi. Un popolo che non aveva quasi agricoltura, come quello che pativa difetto di suolo, dovea trarre il sostentamento dalla pesca e dalla caccia, e diventare perciò marinaio e arcadore.
Alte grida si levarono da ambe le parti. San Giorgio e Maometto si contendevano il trionfo. Ora mentre i Saracini più ferocemente combattevano, e colle rotelle imbracciate sulla merlata, paravano la pioggia dei dardi adoprandosi valorosamente a ricacciare gli assalitori, un urlo di terrore si udì sulle mura e lo scompiglio si manifestò nelle file, arrestando ogni virtù di difesa.
Messer Guglielmo indovinò subitamente che cosa fosse avvenuto. Ed egli stesso si mosse allora al secondo assalto, che non fu così validamente respinto come il primo. Pochi erano rimasti, fedeli al debito loro, per sostenere il buon nome delle armi musulmane; la più parte dei difensori fuggivano, si sparpagliavano a caso per le vie tortuose della città, tosto inseguiti, rincorsi come fiere dai soverchianti Cristiani.