Diana era sulla soglia ad aspettarlo, attorniata da tutti i congiunti, familiari e servi di casa Embriaca. Come una giovine matrona romana, essa era rimasta alla custodia dei lari domestici, mentre gli uomini attendevano agli obblighi loro fuor dei confini della patria, e aveva governato il suo piccolo mondo con senno e fermezza, rafforzata dall'autorità del suo nome e circondata dall'ossequio di tutti.

Abbracciò il padre, e confuse con quelle di lui le sue lagrime; lagrime d'allegrezza le sue, di mestizia e di tenerezza quelle del padre. Strinse di poi la mano ai fratelli, e fu lieta di non veder altri con uno di loro. Il fedele Gandolfo non aveva stimato prudente consiglio di accompagnare fin là il suo amico e protettore Nicolao.

Concessa la debita parte agli affetti domestici, Diana cercò degli occhi Arrigo, e non lo vide nel corteggio paterno. Forse era andato prima alle sue case. Ma che? Bene era egli tornato una prima volta di Soria, e la sua prima visita era stata per le case dell'Embriaco. Il cuore le si strinse d'improvviso, come per presentimento d'una sciagura. Volse gli occhi a suo padre e vide il volto di lui impresso di profonda pietà. — Arrigo! Arrigo! — balbettò essa, e si sentì venir meno.

Messer Guglielmo fu pronto a sostenerla nelle sue braccia.

— Animo, figliuola mia! — le susurrò egli all'orecchio, mentre cercava di condurla verso le scale. — Pensate che siete del sangue d'Ido Visconte, e che, dove la patria è in festa, debbono tacere i privati dolori. Diana, fate buona custodia al cuor vostro, in questi momenti solenni. Io sono addolorato al pari di voi. Venite, figliuola, e preghiamo Iddio che accolga nella gloria celeste i martiri della sua fede. —

La preghiera di suo padre era un comando per la nobilissima fanciulla. Mormorò alcune frasi sconnesse; rattenne le sue lagrime, le ricacciò indietro a forza, le sentì ridiscendere, gelarsi intorno al suo povero cuore. Non le reggevano le membra, ma il braccio del padre era saldo ed ella si trovò, senza pure avvedersene, nella sua fidata cameretta, dove aveva tanto pensato a lui, tanto pregato per lui, pel suo gentil fidanzato. Eppure non pianse, tanto era lo smarrimento dell'animo; non rispose parola alle molte ed amorevoli del padre, che, congedati i suoi famigliari, si era ridotto per quel giorno al fianco dell'amata figliuola.

Muta e fredda a guisa d'un marmo, ascoltava il suo fiero genitore, diventato un fanciullo per lei. Cogli occhi sbarrati e l'orecchio intento, beveva avidamente, più che non udisse, le dolenti notizie della presa di Cesarea e della sparizione di Arrigo. Il valore di lui, la fama acquistata, l'amore e l'ossequio dei compagni d'arme, cose tutte che ella sapeva e che le venivano ricordate nel racconto paterno, erano una vana memoria oramai, raggio di un sole che si dileguava, eco d'un suono che era cessato. E tutte quelle parole fatte di lui, come voci di là dalla tomba, le rimbombavano nell'anima, davano suono come di corda spezzata.

Povero cuore! Quale vi apparve da quel giorno la vita! Quella casa in cui si affaccendavano i servi, lieti pel ritorno del loro glorioso signore, era un chiostro per lei, un antico chiostro in rovina, tutto popolato di larve, che andavano e venivano, ma senza dar suono al suo orecchio, che gestivano e parlavano tra loro, ma in una lingua sconosciuta. Quella città, tutta piena di gente operosa ed allegra, tutta suoni e canti e rumori festosi, era un camposanto, nel quale ella si trovava, raccolta in un angolo, a pregare su d'una fossa, a piè d'una croce. La croce! la fossa! Ahimè, neppur quelle ci aveva, su cui raccogliere i suoi affetti desolati. Non c'era, in tutto quel mondo mutato, un luogo, un punto d'appoggio per lei. Diana stessa, la povera Diana, era una larva tra i vivi.

Le avete mai sognate, quelle solitudini ignude e fredde, in cui si rimpicciolisce il cuore e si smarrisce il pensiero? Il cielo, i monti, il piano, son tutti d'un colore; non un fil d'erba su cui posar l'occhio; non un batter d'ali a cui tener dietro sull'orizzonte; un senso di freddo vi corre per tutte le fibre; il sole è spento; si ha la certezza che non tornerà più. Bel sole, glorioso sole, che eri la vita del mondo, che facevi risplendere così puramente quel cielo, scintillare così allegramente quel mare, e variare per tante gradazioni di tinte quei colli, che avevi dato impulso e dettato un inno d'amore a tante umili esistenze, sei morto anche tu? Ancora una reliquia del tuo calore, che si andrà spegnendo a grado a grado, e poi regnerà in terra la notte. Oggi il male, domani il peggio; in lontananza il nulla, l'orrido nulla!

Tale apparve la vita a Diana. Non sorrisi, non carezze dei suoi, valsero a distogliere il suo spirito dai tetri abissi in cui si era sprofondato. Non piangeva: fu anzi veduta sorridere umanamente alle sue donne, che si facevano intorno a lei colle usate dimostrazioni di ossequioso affetto, e quel sorriso parve a tutti più doloroso del pianto. Che avveniva egli in quell'anima chiusa ad ogni sguardo indagatore? Si maturava la follia? O si preparava le vie lo struggimento della morte?